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Coding e pensiero computazionale, questi (quasi) conosciuti!

Perché dobbiamo introdurre il coding a scuola? Come agisce il pensiero computazionale? Bisogna formare studenti e insegnanti al futuro. Parola alla pedagogista Ilaria Pagliuca.

Torino – Sono laureata in Scienze Pedagogiche, insegno in una scuola primaria di Torino e il coding è diventato la mia passione! Una passione iniziata tra i banchi universitari che non ha mai smesso di entusiasmarmi e che, da allora, mi adopero perché sia applicato a scuola in orario scolastico. Il motivo? Perché fin da subito ho avuto l’intuizione di trovarmi di fronte ad un’applicazione molto efficace di principi pedagogici e didattici, riconducibili sostanzialmente alla didattica attiva. 

La scienziata informatica Jeannette Wing, oggi direttrice del Data Science Institute presso la Columbia University, in un breve ma seminale articolo del 2006, individua il pensiero computazionale come “quarta abilità di base”, oltre a leggere, scrivere e far di conto. Abilità che dovrebbe essere insegnata a tutti fin dalla scuola primaria, perché la sua acquisizione può migliorare il nostro modo di pensare e costituire un potente strumento di crescita personale. E il coding risulta essere, almeno per il momento, un campo privilegiato per la sua applicazione, per il suo insegnamento e apprendimento.

Come agisce il pensiero computazionale

Scopriamo perché: un informatico mette in atto una serie di strategie di pensiero e di problem solving per risolvere un problema (computazionale): analizza i dati; lo scompone in problemi più semplici; astrae liberandosi di dettagli inutili; prova a generalizzare la soluzione per risolvere una classe di problemi; sceglie il modo migliore di rappresentare i dati necessari; immagina un algoritmo che sia efficiente e rispettoso dei requisiti; scrive il codice in modo che sia sintetico, leggibile ed eseguibile dal calcolatore; testa e raffina il codice scritto. Sa che è molto difficile scrivere un programma “perfetto” al primo colpo; piuttosto procede col risolvere una parte del problema dato, poi risolvendone un’altra parte fino ad avere la soluzione del problema complessivo.

E in queste fasi di soluzione parziale procede per miglioramenti successivi andando in cerca di errori e correggendoli. Questo approccio può essere molto utile in numerosi ambiti della vita, non solo con il calcolatore, per liberarsi, ad esempio, dal perfezionismo, che è associato da molti psicologi con l’infelicità, focalizzandosi sul quadro generale piuttosto che sui dettagli, accettando gli errori e il fallimento come strumenti necessari per ottenere dei risultati, o per mettersi alla prova con problemi sfidanti. 

Introdurre il coding a scuola

Si intuisce allora il valore che l’introduzione di tale pensiero può avere per la formazione degli individui nella società attuale fin dall’età scolare. Per cui, si rivela necessario ripensare e riprogettare l’insegnamento dell’Informatica a scuola: non più orientata al mero utilizzo di software educativi (che a volte ripropongono in chiave digitale una didattica tradizionale), o sull’uso di suite per ufficio, o sull’uso del computer come mezzo di fruizione di contenuti multimediali, ma ripensata come strumento per pensare e per imparare ad imparare

Per citare M. Resnick, sviluppatore di Scratch, quando siamo all’inizio del nostro percorso di apprendimento, imparare a leggere è il nostro obiettivo, ma poi, diventando fluenti, possiamo iniziare a leggere libri di geografia, storia, scienze, filosofia, eccetera. Stiamo allora “leggendo per imparare”. Con un processo del tutto analogo, si parte imparando a programmare, ma poi si programma per imparare. Un ragazzo che vuole realizzare un videogioco realistico con movimenti di oggetti nello spazio, dovrà prima o poi cimentarsi con gravità e leggi del moto. E potrà imparare queste cose perché, auspicabilmente, le ritiene necessarie per lui in quel momento; lo farà per prove ed errori, in modo attivo e costruttivo, ottenendo una comprensione profonda del problema e della sua soluzione, piuttosto che imparando a memoria una regola mnemonica scritta alla lavagna dall’insegnante. 

Perché “questi (quasi) conosciuti”?

Perché nonostante ci siano spinte sia dall’alto (vedi l’azione #17 prevista dal PNSD, presentato dal MIUR nel 2015, intitolata Portare il pensiero logico-computazionale a tutta la scuola primaria – un documento di indirizzo, che mette in campo azioni concrete da realizzare per portare a una vera innovazione digitale della scuola italiana) che dal basso (realtà di formazione extrascolastica quali i CoderDojo), il pensiero computazionale ed il coding faticano ancora ad inserirsi in maniera stabile nel curricolo scolastico, dei vari gradi scolastici o è persino lasciato alla buona volontà di qualche docente.

Eppure, la tecnologia è pervasivamente presente nel nostro mondo, lo smartphone è diventato un’estensione del nostro corpo, le lavagne sono diventate multimediali, automobili ed elettrodomestici espongono complesse interfacce computerizzate, eccetera. Paradossalmente, viviamo in una “società dell’informazione”, ma la consapevolezza e la conoscenza delle scienze e tecnologie informatiche, che ne permettono l’elaborazione, è ancora estremamente limitata.

Eppure, i compiti che la scuola ha sempre assolto e che anche oggi, in tempi di Mobile Revolution, dovrebbe assolvere sono quelli di trasmettere il patrimonio culturale e di formare per il futuro, trasferendo competenze di gestione della complessità e fornendo agli studenti le chiavi di accesso alla loro cultura. Così come a scuola si studiano italiano, scienze, storia, matematica, arte per capire il mondo che ci circonda, così dovrebbe essere per l’informatica: una scienza che ha così grande impatto sulla società. 

L’interpretazione di quali competenze siano utili e centrali al nostro tempo non può essere disconnessa dalla fase storica nella quale i nostri studenti crescono, ed è quindi in continua evoluzione, e le tecnologie digitali devono far parte dell’alfabetizzazione del nostro tempo, in quanto tra le principali competenze per una cittadinanza piena, attiva e formativa (la competenza digitale ritenuta “competenza chiave” nelle Raccomandazioni del Consiglio Europeo (2018/C 189/01).

Formare studenti e insegnanti al coding

Per cui occorre che le sviluppino tanto gli studenti che gli insegnanti. Per quanto riguarda i primi occorre superare l’equivoco secondo cui le generazioni che da qualche anno entrano nelle nostre scuole sono quelle dei “nativi digitali”, che non hanno bisogno di imparare ad usare (saggiamente) gli strumenti digitali, in quanto già capaci dalla nascita. Nulla di più fuorviante e immobilizzante per noi educatori/insegnanti: sebbene sia innegabile che i ragazzi siano abili ad utilizzare le nuove tecnologie (perché onnipresenti nel loro mondo e perché le interfacce sono sempre più facili e intuitive), ciò non significa che tale uso sia anche supportato da reali competenze.

È la ricerca che ce lo dice: usare in senso intuitivo, superficiale e sommario, e usare sfruttando appieno le possibilità dello strumento sono cose molto diverse. Deve essere compito della scuola far crescere la loro competenza nell’ambito della padronanza delle grammatiche interne a tali strumenti. 

Emergenza sanitaria

Ma come può essere in grado la scuola di assolvere tale compito se non tutti gli insegnanti paiono attrezzati in tal senso? L’emergenza sanitaria del Coronavirus che stiamo vivendo ha palesato l’immagine di un sistema scolastico italiano in affanno perché non riesce a rispondere in modo unitario ed efficace alle esigenze di una didattica moderna e globale. Docenti che tra mille difficoltà si sforzano per educare, fornire lezioni a distanza, magari anche senza mezzi, procedure condivise o accreditate e senza un adeguato e consolidato rapporto di interazione con le differenti realtà socio-familiari, possono indirettamente mettere in atto connotazioni educative poco incisive e discriminanti. 

Ragion per cui, emerge la necessità di allestire nuovi scenari per l’organizzazione scolastica. A questo riguardo, quello delle competenze degli insegnanti, la ricerca dovrebbe (e molti esperti sono già attivi in tal senso) prevedere due scenari diversi: da una parte, occorre assicurare la prima alfabetizzazione dei “resistenti” (i tradizionalisti ad oltranza, che si ostinano a non aver bisogno del computer) o dei “neofiti” (quelli che “ci provano”, ma che sono privi di qualsiasi benché minima competenza).

Vanno immaginate strategie di accompagnamento di coloro che nella vita di tutti i giorni sono già “digitali” (perché usano media e tecnologie) perché pensino a come usi e competenze del loro tempo libero possano diventare anche uno strumento professionale in classe.  

“Il problema vero della scuola, oggi, non è né di rincorrere il futuro e gli esempi stranieri di scuola nella speranza di assistere a un cambiamento, né di arroccarsi in difesa della Tradizione rifiutando il nuovo: ciò su cui occorre discutere è […] l’incapacità di sintonizzazione socio-culturale della scuola rispetto all’oggi. Non riuscire a fare questo significa, per la scuola, non riuscire più a svolgere la funzione che da sempre ha svolto e, di conseguenza, non potere aver futuro.” (P.C. Rivoltella, 2013)

Ilaria Pagliuca, Pedagogista | Docente presso Scuola Primaria

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News

Solidarietà Digitale: simbolo di una nuova Italia

Il progetto del Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione sta combattendo contro l’emergenza COVID-19 per supportare smart working e didattica a distanza.

  • Con “Solidarietà Digitale”, imprese e associazioni hanno messo a disposizione servizi digitali gratuiti.
  • È possibile usufruire gratuitamente di servizi per lo smart working e la connettività fra utenti, ma anche di strumenti di informazione, di istruzione, intrattenimento ed e-learning
  • Multinazionali, startup e associazioni: tutti possono offrire la propria soluzione digitale

Così a inizio marzo il Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, Paola Pisano, ha esteso a tutto il territorio nazionale l’iniziativa “Solidarietà Digitale”, organizzata con il supporto tecnico di AgID, per ridurre l’impatto sociale ed economico in questa Italia completamente “rossa”, attraverso l’offerta gratuita di soluzioni e servizi innovativi da parte delle imprese.

Per definizione con smart working si intende “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa.”

In questi giorni lo smart working sta rappresentando una valida risposta alle necessità di molte aziende di poter continuare ad essere produttive e utili, seppur con la maggior parte dei propri dipendenti e collaboratori da remoto. Tuttavia il lavoro agile necessita, oltre che di strumenti digitali quali pc, tablet e smartphone, anche di piattaforme, software e risorse preziose di condivisione, utili per portare avanti da remoto tutte le attività aziendali: soprattutto di quelle imprese già proiettate nel vasto universo digitale. Ma purtroppo non tutte le aziende hanno a disposizione questi strumenti per rendere possibile lo smart working.

A questo punto entra in gioco Solidarietà Digitale: imprese e associazioni hanno messo a disposizione servizi gratuiti, al fine di poter dare il proprio contributo attraverso l’innovazione e la digitalizzazione.

Sul sito web sono offerti numerosi servizi di varia utilità, senza dimenticare piattaforme di gaming ed intrattenimento per i più giovani.

Noi di e-makers abbiamo aderito all’iniziativa Solidarietà Digitale, e abbiamo rilasciato delle guide semplici e utili sugli strumenti per la didattica a distanza. Eccole nei nostri ultimi due articoli:

Lo scopo dell’iniziativa è migliorare la vita di tutte le persone che stanno subendo un mutamento della propria quotidianità. Con i tool e i servizi a disposizione è possibile:

  • utilizzare piattaforme di smart working avanzate per pianificare il lavoro da remoto, condividere documenti e dati ed organizzare meeting
  • informarsi, senza uscire di casa, direttamente sul proprio smartphone o tablet attraverso gli abbonamenti digitali gratuiti ad alcune testate giornalistiche nazionali
  • studiare su piattaforme di e-learning, partecipare a lezioni virtuali, condividere materiali utili e gestire lavori di gruppo e verifiche per non rimanere indietro nei rispettivi percorsi di formazione scolastici
  • leggere un libro scegliendo fra le librerie virtuali a disposizione o vedere un film in famiglia su una piattaforma di video streaming on demand
  • usufruire di piani telefonici e di connessione.

Simbolo per una nuova Italia

La Digitalizzazione e l’innovazione possono rappresentare, soprattutto in un momento che sta mettendo a dura prova le vite di tutti e l’intero sistema paese, il simbolo di una nuova Italia, dell’Italia che sarà o che potrà essere nel futuro. Stiamo finalmente valorizzando i metodi tecnologici di condivisione e di connessione; con senso civico, responsabilità e consapevolezza. Dovremo ripartire da qui per essere ancora la nostra Italia unita e bellissima, e per metterci in discussione saltando sul treno della rivoluzione digitale che oggi più che mai porta al futuro.

www.e-makers.it

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Scuola

LA SCUOLA NON SI FERMA: Microsoft Teams e Zoom Cloud Meetings

Tutta Italia in quarantena e scuole chiuse fino al 3 aprile. L’associazione e-makers ha messo online una nuova guida per la didattica da casa.

Italia in piena emergenza Coronavirus: il premier Conte ha esteso ieri sera, lunedì 9 marzo, il divieto di spostamenti a tutta la penisola, portando la chiusura di università e scuole fino al 3 aprile.

Allora noi dell’associazione e-makers, mossi da un ulteriore spirito di responsabilità e solidarietà civica e digitale, abbiamo rilasciato sul nostro sito una nuova guida gratuita e approfondita su due strumenti semplici e fondamentali per la sopravvivenza della didattica e dei rapporti tra docenti, alunni e genitori.

Avevamo già mostrato tre piattaforme da utilizzare per coordinare lo smart work versione scolastica: Google Classroom, Edmodo e Microsoft Teams, tra le piattaforme più diffuse e apprezzate. In questo articolo dedicheremo un approfondimento alla piattaforma Microsoft Teams, che sta riscuotendo un alto indice di gradimento presso tutti i ragazzi e prof che ci hanno voluto ringraziare dopo il download e l’uso della guida.

Seconda novità nell’articolo è Zoom Cloud Meetings, un’altra piattaforma che abbiamo testato e collaudato.

Microsoft Teams

Microsoft Teams è un vero e proprio Hub per il lavoro di gruppo. È un’ app che aiuta a formare un team e a lavorare insieme usando la chat invece dell’e-mail e i canali anziché cartelle di file.

È uno spazio di lavoro per te e il tuo team, in cui modificare i file contemporaneamente e in sicurezza, e monitorare “like”, “menzioni” e “risposte” con un solo tocco. Il tuo Team può personalizzare lo spazio di lavoro con appunti, siti web e app; e dato che è nel cloud tutti possono lavorare insieme ovunque si trovino.

È una soluzione che permette di personalizzare la propria esperienza lavorativa senza togliere produttività al team, anzi permettendo di aggiungere creatività.

Zoom Cloud Meetings

Zoom Cloud Meetings è una piattaforma web per meeting, webinar e collaborazione da remoto.

È una piattaforma ideata e sviluppata per videoconferenze di ogni tipo. Si adatta alla perfezione, dunque, alle esigenze di chi deve realizzare meeting video o fare videoconferenze per la scuola.

Consente la condivisione dello schermo di qualunque dispositivo e mette a disposizione una suite di strumenti collaborativi, utili nel caso di riunioni di lavoro a distanza per le quali è richiesta la condivisione di idee e contributi.

Zoom Cloud Meetings consente di creare una teleconferenza e gestire al meglio il “pubblico”. Per esempio scegliendo di attivare o disattivare il proprio video o quello dei partecipanti; scegliere di attivare o disattivare il microfono dei partecipanti (molto utile se, nel corso di una lezione online, gli alunni si dimostrano particolarmente indisciplinati); condividere lo schermo su Zoom e registrare la videoconferenza, così da poterla rivedere (e far rivedere) ogni volta che si vuole.

Scopri chi siamo e le altre iniziative e-makers: https://www.e-makers.it/

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Scuola

LA SCUOLA NON SI FERMA: LA GUIDA E-MAKERS

L’associazione di Barletta ha messo online una guida gratuita per la didattica digitale per reagire alla chiusura delle scuole in tutta Italia fino a metà marzo, causa Coronavirus.

La notizia della chiusura di tutte le scuole e università italiane circolava già da qualche giorno ma ieri è arrivata l’ufficialità dal premier Giuseppe Conte. Dopo l’aumento dei contagi e le vittime, oggi arrivate a 148 unità, si è imposto il dovere e la responsabilità di evitare bilanci peggiori per il Coronavirus.

Gravi le conseguenze per le attività ordinarie del paese: tutto bloccato, eventi, didattica, manifestazioni. Ma può fermarsi l’Italia? Nell’era digitale e tecnologica possiamo arrenderci alle calamità? Qui si vedono anche la forza e la civiltà di una nazione e di un popolo. Già nel settore lavorativo, lo smart working ha dimostrato che l’Italia non si ferma.

Il team dell’associazione E-Makers si è subito attivato per dare un contributo, per reagire a questa impasse. La scuola non può fermarsi; la scuola non si ferma! Conosciamo gli strumenti e le soluzioni per mantenere i contatti tra ragazzi e professori, tra ragazzi e cultura digitale e classica. Conosciamo i benefici di questo contatto remoto ma intenso e prossimo. Conosciamo il modo per affiancare le scuole, i professori, i genitori, tutti gli studenti in questa sfida mai affrontata nel paese, che oggi non possiamo perdere.

Ecco allora una guida gratuita, semplice e concreta, sulle tre tecnologie che possono dare alle famiglie e alle scuole la possibilità di proseguire la didattica in armonia. Abbiamo scelto le 3 applicazioni più valide e più utilizzate: Google Classroom, Edmodo, Microsoft Team.

Scopri chi siamo e le altre iniziative e-makers: https://www.e-makers.it/

Coderdojo Barletta, organizzato da e-makers
Coderdojo Barletta, organizzato da e-makers
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