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Facebook sfida Zoom: nasce Messenger Rooms

Il colosso dei social network propone un servizio gratuito che prevede videocall fino a 50 utenti senza limiti di tempo

La risposta di Facebook non si è fatta attendere, l’esplosione delle videochat in quarantena ha generato grande interesse, così è stata annunciata una nuova funzionalità che consente agli utenti di chattare in video con un massimo di 50 persone. Una sfida diretta alle app di videoconferenza Zoom e Houseparty, che hanno visto il loro uso salire alle stelle durante la pandemia di coronavirus.

Messenger Rooms e le altre piattaforme

Messenger Rooms consente agli utenti di invitare fino a 50 persone, anche quelle senza account Facebook, in video chat room pubbliche e private gratuitamente e senza limiti di tempo. Facebook ha affermato che la funzionalità verrà distribuita ad alcuni utenti venerdì e si espanderà nel resto del mondo nelle prossime settimane.

Zoom è una splendida piattaforma, ne abbiamo parlato qualche settimana fa, anche attraverso dei video tutorial. Consente chat video di 100 persone, ma purtroppo ha un limite di tempo di 40 minuti per quanto riguarda gli account gratuiti; Houseparty invece può ospitare fino a otto persone. Facebook ha sottolineato che la persona che crea la call controllerà chi può unirsi e se le persone nuove possano collegarsi a tutti.

In passato Facebook è stata messa sotto accusa per aver clonato le funzionalità della concorrenza e averle integrate nella sua app, in particolare dopo il lancio delle storie di Snapchat su Facebook e Instagram. La società stava persino lavorando a un’app di video chat di gruppo autonoma, come Houseparty, fino alla chiusura del progetto l’anno scorso.

Il coronavirus ha costretto le persone a fare affidamento sugli strumenti di videoconferenza per lavoro, istruzione e comunicazione con gli amici; e Zoom e Houseparty sono diventati punti di riferimento. Gli utenti attivi per giorno di Zoom sono saliti alle stelle da 10 milioni a oltre 200 milioni in soli due mesi. Anche Houseparty ha visto aumentare gli utenti.

Nuovi aggiornamenti

1. Facebook ha anche annunciato una serie di nuove funzionalità video, tra cui la possibilità di guardare Instagram Live su desktop, di effettuare videochiamate su Facebook Dating e di portare il numero di utenti in videochiamata su WhatsApp da quattro a otto.

2. Torna “LIVE WITH” la possibilità di aggiungere nativamente un’altra persona alla live.

3. Possibilità di etichettare gli Eventi Facebook come eventi online e a breve integrazione con Facebook Live. Non solo, a breve Facebook implementerà la possibilità di fare eventi con video live a pagamento, per supportare le piccole attività.

4. Accesso semplificato alle live: se hai la connessione debole, a breve potrai ascoltare solo l’audio delle live e molti video fatti in tempo reale ora sono pubblici, da vedere anche se non hai un account Facebook.

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Scuola

L’oscillazione del pendolo Scolastico, una riflessione sulla Scuola a distanza

Sabino Pastore, docente di storia e filosofia nel liceo scientifico “Riccardo Nuzzi” di Andria (BT), ha scritto una lettera aperta alla Scuola italiana sulla didattica a distanza, in una riflessione che coinvolge studenti, genitori e professori.

Noi di e-makers crediamo nella circolazione di idee, di stimoli, dei dibattiti. Perché è attraverso questi che si cresce e si costruisce la migliore civiltà del futuro condivisa. In questo periodo straordinario in cui il mondo ha subito un crollo, di certezze e anche di valori, servono più che mai riflessioni e spazi per confrontarsi. La scuola dovrà mutare forma e dovranno innovarsi i suoi strumenti e la sua didattica, così coinvolta e rimessa in discussione dal Coronavirus e dalle sfide della modernità. Sabino Pastore, un prof pugliese, sta vivendo la scuola a distanza sulla propria pelle e su quella dei suoi alunni, con difetti, criticità importanti, ma anche con grandi e inesplorate potenzialità e risorse, che contribuiscono oggi al discorso su una Scuola nuova, pronta a formare ancora i ragazzi di oggi al domani. La vogliamo condividere, pubblicandola, per alimentare una discussione, per offrire un’esperienza e altri punti di vista, per stimolare nuove idee e risposte. Per altre lettere, a cui vogliamo dar voce.

Che Scuola sarà?

«Sono confuso. Meglio: sono perplesso e confuso, e comprendo l’imbarazzo di molti dirigenti scolastici e di molti colleghi di fronte a quello che sta succedendo nella scuola in questo periodo. Quello che non riesco a capire è il senso, il fine, l’idea sottesa a tutto quello che ci viene detto; se c’è un’idea. Mi spiego: ormai quasi due mesi fa fu decisa la chiusura delle scuole come strumento (sacrosanto) per contenere la diffusione del virus che ha condizionato la nostra vita recente. Cerco di essere più preciso: fu decisa la sospensione delle attività didattiche, una formula tutta italiana, di evidente derivazione bizantina, che prevede che gli alunni (e i professori) non vadano a scuola, ma che la scuola resti aperta per quello che riguarda gli uffici amministrativi e dirigenziali. Per capirci, è quello che succede durante le vacanze natalizie o pasquali, quando gli uffici continuano ad osservare i soliti orari, ma non si fa lezione e i ragazzi (e i professori) restano a casa. Perfetto: allora siamo in vacanza! Assolutamente no, perché la Scuola (quella romana con la lettera maiuscola, non la singola scuola, il singolo istituto) si è affrettata a dirci che la scuola doveva continuare, che nulla cambiava, se non il fatto che i ragazzi (e i professori) restavano a casa e facevano lezione a distanza. Il tutto con l’inevitabile acronimo, DAD, Didattica A Distanza, e il giovane e fighissimo hashtag #lascuolanonsiferma.

Ok, perfetto, allora facciamo scuola.

Personalmente sono stato fortunato, perché la mia scuola ha mantenuto l’orario delle lezioni normale, sono piuttosto attrezzato tecnologicamente, avevo già avuto esperienze con la didattica via internet. Già dal giorno successivo i miei alunni hanno iniziato a fare lezione in diretta o con registrazioni fatte all’uopo, si sono ritrovati parte di una “classe virtuale” e hanno ricevuto gli strumenti di supporto per potersi preparare in filosofia e storia. Lo confesso: mi piace. Adoro il fatto di poter preparare e condurre le lezioni dal mio studio, con i miei libri e i miei appunti, senza dovermi preoccupare di trasferire tutto a scuola, dove non ho un ufficio o un’aula personale. In fondo faccio le stesse cose: spiego, ascolto gli alunni, parlo con loro, provo a passare loro quel poco che so e lo faccio senza dover guidare nel traffico, attendere che arrivi il momento di entrare in classe se c’è un’ora di buco, nutrirmi di taralli acquistati ai distributori automatici. Allora tutto bene; e invece no.

Dopo pochi giorni la Scuola (S maiuscola) si è premurata di farci riflettere sul fatto che gli alunni stavano comunque vivendo un momento stressante, sicuramente erano disorientati dalla impossibilità di uscire, di mantenere contatti fisici con i loro coetanei, magari vivevano in famiglia situazioni complicate con genitori che chiudevano attività commerciali o sperimentavano la chiusura dei luoghi di lavoro. La Scuola, che è un’agenzia educativa, da sempre attenta ai problemi psicologici e personali dei propri alunni, non poteva contribuire a opprimere ulteriormente questi poveri ragazzi con eccessivo studio e troppa attenzione ai risultati. Allora rallentiamo, rivediamo le programmazioni, riduciamo i programmi, non possiamo tenere i ragazzi per ore davanti a uno schermo (come se normalmente non lo facessero già…); ci sono quelli che non hanno la dotazione tecnologica per connettersi alle lezioni, ci sono le famiglie con più figli che devono condividere una sola scrivania. Spaventati da queste immagini dickensiane da ottocento industriale inglese, ci siamo riuniti (in videoconferenza) per capire cosa e dove ridurre, anche nel caso di programmi che, a fine febbraio, erano diligentemente stati condotti a buon punto.

Seconda fase, quindi: facciamo scuola ma mica tanto, solo un po’, giusto per dimostrare che #lascuolanonsiferma, ma senza esagerare. Diligenti e resilienti si continua, poco per volta, senza stressare troppo nessuno. Passano altri pochi giorni e la Scuola (S maiuscola) si preoccupa di farci sapere che, comunque, siamo un’istituzione, che abbiamo la stella della Repubblica sulla facciata, che rilasciamo agli studenti un titolo di studio con valore legale, che dobbiamo comunque rispettare le regole che la nostra condizione di tessera nel puzzle dello Stato ci impone. Se dobbiamo promuovere i nostri alunni, oppure (Dio ce ne scampi) bocciarli o “indebitarli”, possiamo farlo solo sulla scorta di valutazioni che siano assegnate dopo opportune verifiche e dopo aver messo in campo ogni strategia per il recupero di eventuali lacune. Allora dobbiamo interrogare? Si torna a fare scuola seriamente? Bello, ma allora devo spiegare i concetti e mettere i voti? Ok, è il mio lavoro, facciamolo.

Ma, purtroppo, il tempo passa e dopo pochi giorni l’iperattività della Scuola (S maiuscola) fa in modo che Essa senta il bisogno di comunicarci che le nostre valutazioni, in regime di DAD (orribile acronimo che la Scuola adora, fa postmoderno…), non è che possano essere proprio attendibili; Gioia e tripudio, l’epifania a Pasqua, la Scuola se n’è accorta dopo quaranta giorni. E allora? Beh, dovreste, o professori, concordare delle griglie che tengano conto della partecipazione, dell’interesse mostrato, della puntualità e della frequenza; in base a questi parametri esprimete pure un giudizio (da sufficiente a ottimo, perché l’insufficienza è per chi non viene proprio a scuola, ma gli alunni a casa ci sono, dunque…) e sulla base di quello andiamo avanti. E le conoscenze? Azzardo una brutta parola: le nozioni? Se non sanno nulla, ma sono puntuali, vanno consegnati al successivo anno scolastico? E quando l’emergenza e la scuola finiranno, cosa faranno questi ragazzi in un mondo che, invece, chiede sempre più conoscenza e specializzazione?

Questo accadde fino ad oggi, del doman non v’è certezza…

Esagero? Non lo so, penso solo che un’altra occasione ci sta scivolando tra le dita per l’incapacità della Scuola (S maiuscola) di affrontare i problemi con spirito innovativo, restando invece legata a schemi antichi in una situazione più che nuova.

La Scuola (sempre maiuscola) è ancorata all’idea che l’unico modo di insegnare sia quello un po’ paternalistico messo in campo finora, che tiene conto più della condizione psicologica e sociale che della reale conoscenza acquisita dagli alunni. Don Milani impera ancora in un mondo che non è più quello del miracolo economico e della divisione in classi, anzi: quelle idee, che regolano ancora il sottofondo ideologico della Scuola (maiuscola) hanno già ottenuto un risultato contrario, l’eterogenesi dei fini. Oggi una scuola siffatta non offre a tutti le stesse possibilità di crescita, ma livella al basso, facendo emergere solo chi, alla fine, può permettersi, pagando, le scuole migliori dopo il diploma o dopo la laurea. Resto confuso e perplesso».

Qui un’altra riflessione sulla scuola, a cura della docente e pedagogista Ilaria Pagliuca:

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Smart Working e COVID-19 : 8 consigli per lavorare e vivere bene a casa

Boom per lo smart working in quarantena, ma siamo davvero pronti a questo cambiamento? Ecco 8 suggerimenti per gestirci meglio.

C’è stato un prima e dopo Coronavirus. Nella sanità, nell’economia, nella società, per qualsiasi cosa. Uno spartiacque anche nel mondo del lavoro. Fino a poco tempo fa, chi faceva smart working era un’esigua minoranza: 570mila lavoratori, su 23 milioni di occupati in Italia; il 16% nella pubblica amministrazione.

Smart Working

Ma ora tutto è cambiato: lavoriamo da casa, in smart working. Ma noi lavoratori siamo pronti? E come possiamo vivere in equilibrio questa nuova dimensione dove in un unico ambiente dobbiamo unire vita lavorativa e familiare? Il Financial Times ha scritto: «È semplicemente gestibile ma nonostante la meravigliosa retorica sul poter lavorare ovunque ed essere agili, questa crisi ha portato alla luce una serie di sfide inaspettate». I datori di lavoro ad esempio si sono trovati all’improvviso a dover potenziare la fiducia nei confronti dei dipendenti. Ma anche i lavoratori, a loro volta possono dimostrare che la produttività non solo resta invariata ma può anche migliorare.
Per gestire meglio questa nuova sfida abbiamo raccolto otto consigli pratici su come affrontare il lavoro da casa in tempo di Coronavirus.

1. Adattarsi al cambiamento
Il nostro cervello ha bisogno di adattarsi al cambiamento. Prima di tutto dobbiamo essere accoglienti nei nostri confronti, la routine quotidiana è stata stravolta ma prima di rimodularla, dobbiamo essere centrati su questo nuovo status. Fatto questo, dal punto di vista organizzativo, dobbiamo ripristinare delle abitudini.

2. Ripristinare le abitudini
Se è vero che siamo a casa e siamo abituati a vivere l’ambiente casalingo con qualcosa che non ha nulla a che fare con il lavoro, il modo migliore per ripristinare le abitudini è rimettere in pista il concetto di vita settimanale e weekend. Quindi orari e giorni stabiliti da dedicare al lavoro. È vero, se avete figli, non uscirete più di casa per accompagnare i bambini a scuola, ma la cosa più importante è darsi delle regole. Se prima mi alzavo alle 7 tornerò ad alzarmi alle 7 o al massimo alle 7.30 perché questo mi aiuta a ricollegarmi alla mia vita di prima. Se prima facevamo colazione tutti insieme, continuiamo a farlo. Vestiamoci come se dovessimo andare a lavoro. No alla tuta, a meno che non si era già abituati. Dopodiché c’è la gestione del tempo.

3. La gestione del tempo
Quando in casa ci sono dei figli, trovare il proprio spazio per lavorare è sempre complicato. Tanto più se gli spazi sono ridotti. Non importa, dovete trovare un punto in cui ricreare l’ambiente d’ufficio. È fondamentale ritagliarsi spazi e tempi che siano solo individuali. Non tutte le attività vanno condivise con le persone che vivono con noi. Creare spazi con dei confini è necessario per essere efficaci. Se sto facendo qualcosa che ha a che fare con l’ufficio per cui non posso essere interrotto, posso disegnare un cartone di divieto e spiegare ai bambini che quando c’è il cartello appeso, non devono interrompere. Ovviamente, nel frattempo, devo aver organizzato anche il loro tempo. Pure i bambini sono in difficoltà perché vivono la casa diversamente da come l’hanno sempre vissuta, alcuni di loro fanno digital learning e anche in questo caso vanno predisposti gli ambienti.

4.Il senso di comunità
Il caffè alla macchinetta, la battuta con il collega, anche quello più rumoroso. In questi giorni manca quel senso di comunità lavorativa a cui siamo tutti abituati e che abbiamo sempre dato per scontato. Oggi lavoriamo a casa da soli e per chi è senza figli, può vivere questa situazione con grande senso di isolamento. Recuperate questo vuoto fisico con una telefonata, meglio ancora in video in cui veramente vi prendete il caffè con il collega davanti alla webcam. Continuate ad avere momenti di socialità e momenti in cui vi confrontate su questioni di lavoro. Per chi è solo e non riesce a regolare il volume di alcune emozioni come l’angoscia si consiglia di utilizzare tutti gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione: skype, facetime, per sentirsi, videochiamarsi, tornare ad essere importanti, senza la vergogna di chiamare anche persone che non sentite da tempo.

5.Nuove abitudini
Se prima, dopo il lavoro, avevate l’abitudine di andare con i colleghi a fare un aperitivo, organizzate gli aperitivi social. Molti lo stanno già facendo e a una certa ora si vedono tutti online per bere e chiacchierare insieme. Se in casa vi sentite oppressi e soffrite di claustrofobia, dedicate del tempo a qualcosa di terapeutico. Manutenzione della casa, la lettura, la musica aiutano a far sentire meno quel senso di oppressione. Chi ha la fortuna di vivere in una casa con giardino o cortile, scenda di tanto in tanto per prendere una boccata d’aria. Usate i terrazzi condominiali, sempre rispettando le distanze con gli altri condomini, se ce ne sono.

6.La progettualità
È fondamentale ritrovare la propria progettualità. Perché un altro fattore che crea nervosismo in casa in questi giorni è la paura e il disorientamento che stiamo vivendo. Non abbiamo un orizzonte molto chiaro, viviamo giorno per giorno. È un’incertezza che ci toglie il senso di quello che stiamo facendo perché ci manca il senso dell’obiettivo. Ma questo è un meccanismo che toglie il senso a ciò che facciamo, ci toglie energia, propulsione a fare. Per contrastare tutto ciò dobbiamo trovare nuove micce, ad esempio mettere insieme la propria capacità creativa con quella dei colleghi che può diventare un volano positivo di contaminazione. Sono pochissime ad esempio le aziende che avevano introdotto un sistema di smart working prima di questa ondata e al massimo per 1-2 giorni a settimana. Alcune aziende avevano una cultura completamente refrattaria al tema. Datevi degli obiettivi, non solo di risultato ma personali. Valorizzate il vostro talento e trasformate la situazione in un’opportunità.

7. Il rapporto con i dati e l’emergenza
È una questione di igiene mentale: tutte le informazioni che ci arrivano in queste ore e che riguardano il numero di contagi e le vittime vanno a intasare il nostro cervello. Non state in continuazione con il telefono in mano, il nostro cervello è come un computer e stiamo occupando tutta la memoria perché restiamo perennemente collegati a questa notizia. È utile? A cosa ci serve seguire minuto per minuto? Programmiamoci la giornata con delle abitudini sane e decidiamo quante volte al giorno aggiornarci sulla situazione del Paese.

8. I gruppi whatsapp
Se fate parte di gruppi whatsapp, stabilite i momenti delle giornata in cui dedicarvi alla lettura dei messaggi. Altrimenti avrete la sensazione che il vostro tempo non vi appartiene più. Continuare a inserire notizie negative nel vostro cervello mandate da amici, colleghi, conoscenti, parenti, abbassa l’umore e vi rende meno credibili anche agli occhi delle persone che vivono con voi se volete cercare di rassicurarli. È come se doveste fare una camminata in salita e ogni mezz’ora vi attaccate un peso ai piedi da trascinare. Non fatelo. È fondamentale darsi delle regole in modo molto rigido. Scegliete ogni giorno le cose più funzionali e più importanti da fare. Senza pesi.

Se vuoi conoscere le migliori piattaforme per lo smart working leggi i nostri ultimi articoli : https://www.e-makers.it/blog/


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Covid-19: in Giappone gli studenti si diplomano su Minecraft !

Giappone : studenti si diplomano su Minecraft, L’emergenza Coronavirus ha determinato anche in nel paese del Sole Levante dei cambiamenti molto importanti nelle abitudini sociali e scolastiche, grazie al coding.

In Giappone l’anno scolastico si conclude a marzo e prende il via ad aprile, con un calendario dunque profondamente diverso da quello adottato sul territorio italiano. Ma esattamente come nella nostra penisola, anche il Sol Levante ha reagito all’emergenza Coronavirus/COVID-19 con misure eccezionali, tra le quali figura anche la chiusura temporanea degli istituti scolastici. Di conseguenza, molti studenti giapponesi vedranno annullate, o posticipate, le celebrazioni legate alla fine di uno specifico percorso di studio. Tra le categorie coinvolte troviamo ovviamente anche i giovanissimi studenti dell’ultimo anno di scuola elementare.

Alcuni di questi hanno tuttavia trovato un’interessante strada alternativa per organizzare comunque la cerimonia di assegnazione della licenza di scuola elementare. Radunatisi su Minecraft, hanno infatti dato vita a festeggiamenti virtuali, trascorrendo la giornata a creare e programmare l’ambientazione adatta all’evento. Una soluzione creativa e originale contro le problematiche portate dal Coronavirus, resa possibile dagli strumenti digitali e soprattutto dall’alfabetizzazione digitale. Sarebbe stato possibile nelle scuole elementari italiane?

Altre notizie su Minecraft

Restando all’interno dei confini dell’universo a cubetti, le problematiche sanitarie attuali hanno determinato il posticipo del Minecraft Festival, ora atteso per il 2021. Infine va segnalata un’iniziativa promossa da Reporter Senza Frontiere: l’ONG ha infatti costruito una enorme biblioteca in Minecraft come simbolo di contrasto alla censura.

I vantaggi di Minecraft

Grazie alla facilità di personalizzazione e l’accesso in condivisione di risorse create dalla comunità’ di insegnanti, è possibile trovare spunti d’interesse e creare nuovi elementi formativi, spaziando dall’arte alla matematica, dalla promozione ed incentivazione della collaborazione tra i ragazzi. Gli alunni potranno raggiungere obiettivi comuni ottimizzando le poche risorse disponibili fino ad arrivare ad affrontare tematiche delicate come il cyberbullismo.

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Coronavirus: makers stampano valvole respiratorie per l’ospedale di Chiari

La comunità dei creativi digitali, amanti della tecnologia fai-da-te, accorre per aiutare a produrre le valvole respiratorie andate esaurite a Chiari

Salvare vite umane con una stampante 3D. Con l’uso della tecnologia, due bresciani, Cristian Fracassi e Massimo Temporelli, con l’aiuto di molti altri, hanno prodotto gratuitamente le valvole di respirazione andate esaurite all’ospedale di Chiari, in provincia di Brescia.

Raccontata dal Giornale di Brescia, la notizia ha fatto il giro del mondo, grazie anche agli articoli pubblicati da testate come Bbc e New York Times. Il ministro dell’Innovazione Paola Pisano su Twitter ha fatto i complimenti ai due imprenditori, per un gesto umano straordinario, unito ad una grande consapevolezza imprenditoriale e tecnologica.

Il quotidiano bresciano ha raccontato che è stato Massimo Temporelli, fisico, imprenditore e divulgatore scientifico ad attivare “la rete dei makers dei FabLab”, cercando di stampare quel pezzo 3D in loco. Hanno prodotto le valvole molto velocemente, anche se bypassando alcune procedure come la certificazione e il marchio Ce. Temporelli, responsabile del The Fab Lab, ha spiegato che «in questo momento di emergenza non ci sono alternative. Si sono rotte delle regole, come la proprietà intellettuale, che dal punto di vista scientifico, industriale e legislativo in un periodo normale sono sacrosante. Ora però queste regole passano in secondo piano perché prioritario è salvare vite».

Makers in prima linea

La ‘rete dei makers’ (c’è chi li chiama artigiani digitali) ancora una volta si dimostra determinante come leva della collaborazione tra gli appassionati di tecnologia fai-da-te, con in comune la passione di mettere in pratica i loro progetti.

A fare la differenza e ad aumentare il numero dei membri della community è stato l’arrivo della scheda Arduino, prodotta ad Ivrea, più facile e meno costosa per costruire prototipi, comprese le stampanti 3D. 

Massimo Banzi, co-fondatore di Arduino e ritenuto il “papà dei maker”, in questi giorni di permanenza obbligatoria a casa, ha chiamato a raccolta gli appassionati per il primo “#BarArduino“, evento in streaming su Youtube con la partecipazione di celebrità tra i creativi digitali e la presentazione di progetti di giovani maker. La prima puntata registrata di #BarArduino è disponibile sul canale YouTube di Arduino.

Fonti : Rai news e Giornale di Brescia.

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