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Scuola

Come il digitale può aiutare la didattica a distanza

Erica Lacerenza, Psicoterapeuta e Analista del Comportamento a Barletta, ha ragionato sulle sfide da non perdere per la scuola dopo l’esperienza della didattica a distanza

«La didattica a distanza a cui la scuola è stata in questo periodo indirizzata ha messo ancor di più in luce i limiti di una didattica non sempre all’altezza delle specificità, ma allo stesso tempo ha evidenziato l’importanza di strumenti digitali per favorire l’inclusione.

Spero che questo porti a maggiori riflessioni rispetto alla necessità di una maggiore formazione  degli insegnanti in questa direzione, non solo specificatamente tecnica ma anche concettuale.

Dobbiamo virare verso un nuovo modo di pensare e fare scuola. Non possiamo più permetterci di restare indietro. Il Covid 19, tra le altre cose, ci ha insegnato questo.

Una corretta consapevolezza della scuola stessa sulle potenzialità inclusive che gli strumenti digitali possono offrire agli studenti BES e, in particolare, agli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento, garantirebbe le opportunità educative di cui lo stesso studente ha diritto, consentendogli di sviluppare tutte le proprie potenzialità in ambito scolastico e sociale.

Gli stessi strumenti digitali non devono essere appannaggio esclusivo dell’insegnante di sostegno ma anche delle insegnanti curriculari, entrando a pieno nella didattica.

I mediatori a cui è possibile ricorrere in presenza di alunni con bisogni educativi speciali, riprendendo il pensiero del Prof. Andrea Canevaro, esperto in temi di inclusione, possono essere come delle pietre, che affiorando dalla superficie dell’acqua, permetteranno a tutti di attraversare un ruscello senza bagnarsi i piedi».

Erica Lacerenza, Psicoterapeuta e Analista del Comportamento. Responsabile del Centro ABA lab della Cooperativa Sociale S.I.V.O.L.A. di Barletta

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Un terzo delle famiglie italiane non ha un pc o tablet

Secondo l’Istat oltre la metà dei ragazzi condivide i dispositivi con la famiglia. Peggio al Sud

Nell’Italia del post-lockdown da Coronavirus i bambini non hanno tutti la stessa chance di collegarsi a internet per le lezioni a distanza. Questa situazione la fotografa l’Istat: un terzo delle famiglie non ha un computer o un tablet in casa. Vuol dire migliaia di studenti senza un’alternativa a carta e penna per studiare.

Solo per il 22,2% delle famiglie ogni componente ha a disposizione un pc o tablet. Nel Mezzogiorno i dati sono più allarmanti: il 41,6% delle famiglie è senza computer in casa con Calabria e Sicilia in testa (rispettivamente 46% e 44,4%) rispetto a una media di circa il 30% nelle altre aree del Paese e solo il 14,1% ha a disposizione almeno un computer per ciascun componente. Lo spaccato contenuto nella ricerca “Spazi in casa e disponibilità di computer per bambini e ragazzi”, relativo agli anni 2018-2019, mette chiaramente in luce il digital divide che si vive all’interno delle case italiane.

Se a questo si aggiunge poi che quattro minori su dieci vivono in case sovraffollate, allora il quadro è ancora più grave. Una condizione che, se vista con gli occhi dell’emergenza sanitaria che al momento costringe tutti a casa e, per gli studenti, a seguire le lezioni a distanza, rischia di diventare drammatica.

Dai dati si evince inoltre che oltre il 60% di bambini e ragazzi condivide il pc o il tablet con la famiglia. Nelle regioni del Nord la proporzione di famiglie con almeno un computer in casa è maggiore. In particolare a Trento, Bolzano e in Lombardia oltre il 70% delle famiglie possiede un computer, e la quota supera il 70% anche nel Lazio. Rispetto alla dimensione del comune, la percentuale più alta di famiglie senza computer si osserva nei comuni di piccole dimensioni, la più bassa nelle aree metropolitane. Se si considerano le famiglie con minori, la quota di quante non hanno un computer scende al 14,3%.

Le competenze digitali

Meno di un ragazzo su tre presenta alte competenze digitali (il 30,2%, pari a circa 700 mila ragazzi), il 3% non ha alcuna competenza digitale mentre circa i due terzi presentano competenze digitali basse o di base. Le ragazze presentano complessivamente livelli leggermente più elevati di competenze digitali. Dal punto di vista territoriale è abbastanza evidente il gradiente Nord – Mezzogiorno, con le regioni del Nord-est che presentano i livelli più elevati su quasi tutte le competenze digitali.

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Coronavirus, a Singapore un cane robot per il distanziamento sociale

Si chiama Spot il cane robot usato nella lotta contro il coronavirus, per far rispettare il distanziamento sociale a Singapore. Questo è il futuro?

Singapore – Avanguardia a Singapore: un cane robot trasmette un messaggio registrato per ricordare alle persone di mantenere la distanza di sicurezza. Ma non solo: il suo sistema di videocamere servirà per scansione l’ambiente e calcolare il numero di persone che si radunano nei parchi. Le autorità locali spiegano che i video non verranno usati per il riconoscimento di singoli individui e che non saranno raccolti dati personali. La sperimentazione si svolgeranno in un parco cittadino durante gli orari non di punta e poi si valuta se utilizzare i robot in altre aeree.

Il robot non abbaia, ma dal suo corpo metallico che avanza sferragliando, ripete (con voce femminile) le regole del lockdown per il bene di tutti. Perché anche Singapore, elogiata durante l’emergenza, invidiata e presa a modello per la sua capacità di contenere la diffusione del coronavirus, ha dovuto adottare misure di lockdown che dureranno fino all’1 giugno.

Pochi giorni fa, la Government Technology Agency (GovTech) ha reso note le generalità di un robot che si aggira nel parco Bishan-Ang Mo Kio. Si tratta di Spot, dalle sembianze di un cane, capace di orientarsi perfettamente e ricordare, tramite un messaggio vocale, quanto sia importante mantenere le distanze di sicurezza. In prova da due settimane, questa versione di Spot è stata programmata per fronteggiare l’emergenza Covid-19.

Le caratteristiche di Spot

Ovviamente Spot, prodotto dalla Boston Dynamics, sa fare molto di più: oltre a ripetere dei messaggi vocali, il robot dispone di numerosi sensori e videocamere che permettono di inquadrare l’ambiente e fare delle stime sul numero di persone presenti in un determinato luogo, segnalando alla polizia eventuali assembramenti.

E se tutto ciò potrebbe creare un problema di privacy, il National Parks Board (NParks) di Singapore afferma che non saranno raccolti dati né saranno utilizzate le immagini per identificare le persone. Le modalità d’impiego del robot sono esplicitate nei cartelli alloggiati agli ingressi del parco. Tra le varie informazioni si richiede ai frequentatori dell’area verde di non disturbare Spot durante il suo lavoro. La scelta hi-tech potrebbe a breve sostituire gli addetti al pattugliamento dei parchi, con la conseguenza di “ridurre il rischio di esposizione al virus”. Per questo l’amministrazione locale sta valutando la possibilità di ampliare il progetto agli altri parchi di Singapore.

E noi lo vedremo mai in Italia? A Parco Sempione come a Villa Pamphili…

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Smart Working e COVID-19 : 8 consigli per lavorare e vivere bene a casa

Boom per lo smart working in quarantena, ma siamo davvero pronti a questo cambiamento? Ecco 8 suggerimenti per gestirci meglio.

C’è stato un prima e dopo Coronavirus. Nella sanità, nell’economia, nella società, per qualsiasi cosa. Uno spartiacque anche nel mondo del lavoro. Fino a poco tempo fa, chi faceva smart working era un’esigua minoranza: 570mila lavoratori, su 23 milioni di occupati in Italia; il 16% nella pubblica amministrazione.

Smart Working

Ma ora tutto è cambiato: lavoriamo da casa, in smart working. Ma noi lavoratori siamo pronti? E come possiamo vivere in equilibrio questa nuova dimensione dove in un unico ambiente dobbiamo unire vita lavorativa e familiare? Il Financial Times ha scritto: «È semplicemente gestibile ma nonostante la meravigliosa retorica sul poter lavorare ovunque ed essere agili, questa crisi ha portato alla luce una serie di sfide inaspettate». I datori di lavoro ad esempio si sono trovati all’improvviso a dover potenziare la fiducia nei confronti dei dipendenti. Ma anche i lavoratori, a loro volta possono dimostrare che la produttività non solo resta invariata ma può anche migliorare.
Per gestire meglio questa nuova sfida abbiamo raccolto otto consigli pratici su come affrontare il lavoro da casa in tempo di Coronavirus.

1. Adattarsi al cambiamento
Il nostro cervello ha bisogno di adattarsi al cambiamento. Prima di tutto dobbiamo essere accoglienti nei nostri confronti, la routine quotidiana è stata stravolta ma prima di rimodularla, dobbiamo essere centrati su questo nuovo status. Fatto questo, dal punto di vista organizzativo, dobbiamo ripristinare delle abitudini.

2. Ripristinare le abitudini
Se è vero che siamo a casa e siamo abituati a vivere l’ambiente casalingo con qualcosa che non ha nulla a che fare con il lavoro, il modo migliore per ripristinare le abitudini è rimettere in pista il concetto di vita settimanale e weekend. Quindi orari e giorni stabiliti da dedicare al lavoro. È vero, se avete figli, non uscirete più di casa per accompagnare i bambini a scuola, ma la cosa più importante è darsi delle regole. Se prima mi alzavo alle 7 tornerò ad alzarmi alle 7 o al massimo alle 7.30 perché questo mi aiuta a ricollegarmi alla mia vita di prima. Se prima facevamo colazione tutti insieme, continuiamo a farlo. Vestiamoci come se dovessimo andare a lavoro. No alla tuta, a meno che non si era già abituati. Dopodiché c’è la gestione del tempo.

3. La gestione del tempo
Quando in casa ci sono dei figli, trovare il proprio spazio per lavorare è sempre complicato. Tanto più se gli spazi sono ridotti. Non importa, dovete trovare un punto in cui ricreare l’ambiente d’ufficio. È fondamentale ritagliarsi spazi e tempi che siano solo individuali. Non tutte le attività vanno condivise con le persone che vivono con noi. Creare spazi con dei confini è necessario per essere efficaci. Se sto facendo qualcosa che ha a che fare con l’ufficio per cui non posso essere interrotto, posso disegnare un cartone di divieto e spiegare ai bambini che quando c’è il cartello appeso, non devono interrompere. Ovviamente, nel frattempo, devo aver organizzato anche il loro tempo. Pure i bambini sono in difficoltà perché vivono la casa diversamente da come l’hanno sempre vissuta, alcuni di loro fanno digital learning e anche in questo caso vanno predisposti gli ambienti.

4.Il senso di comunità
Il caffè alla macchinetta, la battuta con il collega, anche quello più rumoroso. In questi giorni manca quel senso di comunità lavorativa a cui siamo tutti abituati e che abbiamo sempre dato per scontato. Oggi lavoriamo a casa da soli e per chi è senza figli, può vivere questa situazione con grande senso di isolamento. Recuperate questo vuoto fisico con una telefonata, meglio ancora in video in cui veramente vi prendete il caffè con il collega davanti alla webcam. Continuate ad avere momenti di socialità e momenti in cui vi confrontate su questioni di lavoro. Per chi è solo e non riesce a regolare il volume di alcune emozioni come l’angoscia si consiglia di utilizzare tutti gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione: skype, facetime, per sentirsi, videochiamarsi, tornare ad essere importanti, senza la vergogna di chiamare anche persone che non sentite da tempo.

5.Nuove abitudini
Se prima, dopo il lavoro, avevate l’abitudine di andare con i colleghi a fare un aperitivo, organizzate gli aperitivi social. Molti lo stanno già facendo e a una certa ora si vedono tutti online per bere e chiacchierare insieme. Se in casa vi sentite oppressi e soffrite di claustrofobia, dedicate del tempo a qualcosa di terapeutico. Manutenzione della casa, la lettura, la musica aiutano a far sentire meno quel senso di oppressione. Chi ha la fortuna di vivere in una casa con giardino o cortile, scenda di tanto in tanto per prendere una boccata d’aria. Usate i terrazzi condominiali, sempre rispettando le distanze con gli altri condomini, se ce ne sono.

6.La progettualità
È fondamentale ritrovare la propria progettualità. Perché un altro fattore che crea nervosismo in casa in questi giorni è la paura e il disorientamento che stiamo vivendo. Non abbiamo un orizzonte molto chiaro, viviamo giorno per giorno. È un’incertezza che ci toglie il senso di quello che stiamo facendo perché ci manca il senso dell’obiettivo. Ma questo è un meccanismo che toglie il senso a ciò che facciamo, ci toglie energia, propulsione a fare. Per contrastare tutto ciò dobbiamo trovare nuove micce, ad esempio mettere insieme la propria capacità creativa con quella dei colleghi che può diventare un volano positivo di contaminazione. Sono pochissime ad esempio le aziende che avevano introdotto un sistema di smart working prima di questa ondata e al massimo per 1-2 giorni a settimana. Alcune aziende avevano una cultura completamente refrattaria al tema. Datevi degli obiettivi, non solo di risultato ma personali. Valorizzate il vostro talento e trasformate la situazione in un’opportunità.

7. Il rapporto con i dati e l’emergenza
È una questione di igiene mentale: tutte le informazioni che ci arrivano in queste ore e che riguardano il numero di contagi e le vittime vanno a intasare il nostro cervello. Non state in continuazione con il telefono in mano, il nostro cervello è come un computer e stiamo occupando tutta la memoria perché restiamo perennemente collegati a questa notizia. È utile? A cosa ci serve seguire minuto per minuto? Programmiamoci la giornata con delle abitudini sane e decidiamo quante volte al giorno aggiornarci sulla situazione del Paese.

8. I gruppi whatsapp
Se fate parte di gruppi whatsapp, stabilite i momenti delle giornata in cui dedicarvi alla lettura dei messaggi. Altrimenti avrete la sensazione che il vostro tempo non vi appartiene più. Continuare a inserire notizie negative nel vostro cervello mandate da amici, colleghi, conoscenti, parenti, abbassa l’umore e vi rende meno credibili anche agli occhi delle persone che vivono con voi se volete cercare di rassicurarli. È come se doveste fare una camminata in salita e ogni mezz’ora vi attaccate un peso ai piedi da trascinare. Non fatelo. È fondamentale darsi delle regole in modo molto rigido. Scegliete ogni giorno le cose più funzionali e più importanti da fare. Senza pesi.

Se vuoi conoscere le migliori piattaforme per lo smart working leggi i nostri ultimi articoli : https://www.e-makers.it/blog/


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Covid-19: in Giappone gli studenti si diplomano su Minecraft !

Giappone : studenti si diplomano su Minecraft, L’emergenza Coronavirus ha determinato anche in nel paese del Sole Levante dei cambiamenti molto importanti nelle abitudini sociali e scolastiche, grazie al coding.

In Giappone l’anno scolastico si conclude a marzo e prende il via ad aprile, con un calendario dunque profondamente diverso da quello adottato sul territorio italiano. Ma esattamente come nella nostra penisola, anche il Sol Levante ha reagito all’emergenza Coronavirus/COVID-19 con misure eccezionali, tra le quali figura anche la chiusura temporanea degli istituti scolastici. Di conseguenza, molti studenti giapponesi vedranno annullate, o posticipate, le celebrazioni legate alla fine di uno specifico percorso di studio. Tra le categorie coinvolte troviamo ovviamente anche i giovanissimi studenti dell’ultimo anno di scuola elementare.

Alcuni di questi hanno tuttavia trovato un’interessante strada alternativa per organizzare comunque la cerimonia di assegnazione della licenza di scuola elementare. Radunatisi su Minecraft, hanno infatti dato vita a festeggiamenti virtuali, trascorrendo la giornata a creare e programmare l’ambientazione adatta all’evento. Una soluzione creativa e originale contro le problematiche portate dal Coronavirus, resa possibile dagli strumenti digitali e soprattutto dall’alfabetizzazione digitale. Sarebbe stato possibile nelle scuole elementari italiane?

Altre notizie su Minecraft

Restando all’interno dei confini dell’universo a cubetti, le problematiche sanitarie attuali hanno determinato il posticipo del Minecraft Festival, ora atteso per il 2021. Infine va segnalata un’iniziativa promossa da Reporter Senza Frontiere: l’ONG ha infatti costruito una enorme biblioteca in Minecraft come simbolo di contrasto alla censura.

I vantaggi di Minecraft

Grazie alla facilità di personalizzazione e l’accesso in condivisione di risorse create dalla comunità’ di insegnanti, è possibile trovare spunti d’interesse e creare nuovi elementi formativi, spaziando dall’arte alla matematica, dalla promozione ed incentivazione della collaborazione tra i ragazzi. Gli alunni potranno raggiungere obiettivi comuni ottimizzando le poche risorse disponibili fino ad arrivare ad affrontare tematiche delicate come il cyberbullismo.

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Coronavirus: makers stampano valvole respiratorie per l’ospedale di Chiari

La comunità dei creativi digitali, amanti della tecnologia fai-da-te, accorre per aiutare a produrre le valvole respiratorie andate esaurite a Chiari

Salvare vite umane con una stampante 3D. Con l’uso della tecnologia, due bresciani, Cristian Fracassi e Massimo Temporelli, con l’aiuto di molti altri, hanno prodotto gratuitamente le valvole di respirazione andate esaurite all’ospedale di Chiari, in provincia di Brescia.

Raccontata dal Giornale di Brescia, la notizia ha fatto il giro del mondo, grazie anche agli articoli pubblicati da testate come Bbc e New York Times. Il ministro dell’Innovazione Paola Pisano su Twitter ha fatto i complimenti ai due imprenditori, per un gesto umano straordinario, unito ad una grande consapevolezza imprenditoriale e tecnologica.

Il quotidiano bresciano ha raccontato che è stato Massimo Temporelli, fisico, imprenditore e divulgatore scientifico ad attivare “la rete dei makers dei FabLab”, cercando di stampare quel pezzo 3D in loco. Hanno prodotto le valvole molto velocemente, anche se bypassando alcune procedure come la certificazione e il marchio Ce. Temporelli, responsabile del The Fab Lab, ha spiegato che «in questo momento di emergenza non ci sono alternative. Si sono rotte delle regole, come la proprietà intellettuale, che dal punto di vista scientifico, industriale e legislativo in un periodo normale sono sacrosante. Ora però queste regole passano in secondo piano perché prioritario è salvare vite».

Makers in prima linea

La ‘rete dei makers’ (c’è chi li chiama artigiani digitali) ancora una volta si dimostra determinante come leva della collaborazione tra gli appassionati di tecnologia fai-da-te, con in comune la passione di mettere in pratica i loro progetti.

A fare la differenza e ad aumentare il numero dei membri della community è stato l’arrivo della scheda Arduino, prodotta ad Ivrea, più facile e meno costosa per costruire prototipi, comprese le stampanti 3D. 

Massimo Banzi, co-fondatore di Arduino e ritenuto il “papà dei maker”, in questi giorni di permanenza obbligatoria a casa, ha chiamato a raccolta gli appassionati per il primo “#BarArduino“, evento in streaming su Youtube con la partecipazione di celebrità tra i creativi digitali e la presentazione di progetti di giovani maker. La prima puntata registrata di #BarArduino è disponibile sul canale YouTube di Arduino.

Fonti : Rai news e Giornale di Brescia.

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Scuola

LA SCUOLA NON SI FERMA: Microsoft Teams e Zoom Cloud Meetings

Tutta Italia in quarantena e scuole chiuse fino al 3 aprile. L’associazione e-makers ha messo online una nuova guida per la didattica da casa.

Italia in piena emergenza Coronavirus: il premier Conte ha esteso ieri sera, lunedì 9 marzo, il divieto di spostamenti a tutta la penisola, portando la chiusura di università e scuole fino al 3 aprile.

Allora noi dell’associazione e-makers, mossi da un ulteriore spirito di responsabilità e solidarietà civica e digitale, abbiamo rilasciato sul nostro sito una nuova guida gratuita e approfondita su due strumenti semplici e fondamentali per la sopravvivenza della didattica e dei rapporti tra docenti, alunni e genitori.

Avevamo già mostrato tre piattaforme da utilizzare per coordinare lo smart work versione scolastica: Google Classroom, Edmodo e Microsoft Teams, tra le piattaforme più diffuse e apprezzate. In questo articolo dedicheremo un approfondimento alla piattaforma Microsoft Teams, che sta riscuotendo un alto indice di gradimento presso tutti i ragazzi e prof che ci hanno voluto ringraziare dopo il download e l’uso della guida.

Seconda novità nell’articolo è Zoom Cloud Meetings, un’altra piattaforma che abbiamo testato e collaudato.

Microsoft Teams

Microsoft Teams è un vero e proprio Hub per il lavoro di gruppo. È un’ app che aiuta a formare un team e a lavorare insieme usando la chat invece dell’e-mail e i canali anziché cartelle di file.

È uno spazio di lavoro per te e il tuo team, in cui modificare i file contemporaneamente e in sicurezza, e monitorare “like”, “menzioni” e “risposte” con un solo tocco. Il tuo Team può personalizzare lo spazio di lavoro con appunti, siti web e app; e dato che è nel cloud tutti possono lavorare insieme ovunque si trovino.

È una soluzione che permette di personalizzare la propria esperienza lavorativa senza togliere produttività al team, anzi permettendo di aggiungere creatività.

Zoom Cloud Meetings

Zoom Cloud Meetings è una piattaforma web per meeting, webinar e collaborazione da remoto.

È una piattaforma ideata e sviluppata per videoconferenze di ogni tipo. Si adatta alla perfezione, dunque, alle esigenze di chi deve realizzare meeting video o fare videoconferenze per la scuola.

Consente la condivisione dello schermo di qualunque dispositivo e mette a disposizione una suite di strumenti collaborativi, utili nel caso di riunioni di lavoro a distanza per le quali è richiesta la condivisione di idee e contributi.

Zoom Cloud Meetings consente di creare una teleconferenza e gestire al meglio il “pubblico”. Per esempio scegliendo di attivare o disattivare il proprio video o quello dei partecipanti; scegliere di attivare o disattivare il microfono dei partecipanti (molto utile se, nel corso di una lezione online, gli alunni si dimostrano particolarmente indisciplinati); condividere lo schermo su Zoom e registrare la videoconferenza, così da poterla rivedere (e far rivedere) ogni volta che si vuole.

Scopri chi siamo e le altre iniziative e-makers: https://www.e-makers.it/

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LA SCUOLA NON SI FERMA: LA GUIDA E-MAKERS

L’associazione di Barletta ha messo online una guida gratuita per la didattica digitale per reagire alla chiusura delle scuole in tutta Italia fino a metà marzo, causa Coronavirus.

La notizia della chiusura di tutte le scuole e università italiane circolava già da qualche giorno ma ieri è arrivata l’ufficialità dal premier Giuseppe Conte. Dopo l’aumento dei contagi e le vittime, oggi arrivate a 148 unità, si è imposto il dovere e la responsabilità di evitare bilanci peggiori per il Coronavirus.

Gravi le conseguenze per le attività ordinarie del paese: tutto bloccato, eventi, didattica, manifestazioni. Ma può fermarsi l’Italia? Nell’era digitale e tecnologica possiamo arrenderci alle calamità? Qui si vedono anche la forza e la civiltà di una nazione e di un popolo. Già nel settore lavorativo, lo smart working ha dimostrato che l’Italia non si ferma.

Il team dell’associazione E-Makers si è subito attivato per dare un contributo, per reagire a questa impasse. La scuola non può fermarsi; la scuola non si ferma! Conosciamo gli strumenti e le soluzioni per mantenere i contatti tra ragazzi e professori, tra ragazzi e cultura digitale e classica. Conosciamo i benefici di questo contatto remoto ma intenso e prossimo. Conosciamo il modo per affiancare le scuole, i professori, i genitori, tutti gli studenti in questa sfida mai affrontata nel paese, che oggi non possiamo perdere.

Ecco allora una guida gratuita, semplice e concreta, sulle tre tecnologie che possono dare alle famiglie e alle scuole la possibilità di proseguire la didattica in armonia. Abbiamo scelto le 3 applicazioni più valide e più utilizzate: Google Classroom, Edmodo, Microsoft Team.

Scopri chi siamo e le altre iniziative e-makers: https://www.e-makers.it/

Coderdojo Barletta, organizzato da e-makers
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