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News, Scuola

La tecnologia per una maggiore inclusione ai tempi della DaD

Andiamo alla scoperta dei migliori software gratuiti per l’insegnamento ai ragazzi con bisogni educativi speciali

Un video-incontro interessante quello con Erica Lacerenza, Psicoterapeuta e Analista del Comportamento, responsabile del Centro ABA lab della Cooperativa Sociale S.I.V.O.L.A. di Barletta. Ha dichiarato: “Lavorando nell’ambito dell’Autismo e della Neurodiversità ritengo i mediatori digitali fondamentali strumenti di inclusione.

Per questo sono parte essenziale nella pratica quotidiana del mio gruppo di lavoro, perché versatili e perché consentono la personalizzazione delle attività abilitative. Alcuni di questi supporti vengono approfonditi nell’articolo dalla Dott.ssa Pagliuca Ilaria con la quale, in occasione del video-incontro, abbiamo intrapreso una stimolante collaborazione”.

L’utilizzo delle tecnologie, di nuove metodologie, di software non è altro che la normalità per chi ogni giorno all’interno della scuola si prodiga per far sì che tutti ottengano un successo formativo.

Per chi si è specializzato nell’insegnamento ai ragazzi con Bisogni Educativi Speciali, insegnare attraverso le TIC, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (acronimo TIC o ICT dall’inglese Information and Communications Technology), non è altro che parte fondante della propria didattica (per la maggior parte è così).

D’altronde non bisogna mai dimenticarlo, le tecnologie sono sempre state occasione di inclusione, come sostengono con forza e convinzione gli studiosi che da anni si occupano di questa tematica.

A tal proposito il docente-formatore Ugo Avalle in “Dalla macchina di Skinner alle Lim, la tecnologia in aiuto delle disabilità” (La ricerca, Loescher, ottobre 2012) afferma: “…gli strumenti tecnologici possono favorire la comunicazione, l’autonomia e in genere l’integrazione sociale dei soggetti diversamente abili. La possibilità di compensare, con un ausilio tecnologico, le funzioni compromesse in questi soggetti, con l’intento di rinforzare l’autostima attraverso la facilitazione dell’apprendimento, riveste una notevole importanza educativo-didattica, oltre che psicologica sotto il profilo sia individuale sia sociale”.

E adesso che siamo a distanza, come si fa?

Fatte queste premesse è evidente che oggi, in questo momento storico, l’attenzione agli alunni con disabilità deve essere maggiore. La Didattica a Distanza (DaD) ha imposto a tutti una riorganizzazione delle prassi consolidate e una ridefinizione dei tempi, degli strumenti e delle metodologie. 

Per supportare dirigenti scolastici e insegnanti impegnati nella DaD, con particolare riferimento agli alunni con disabilità, il MIUR ha attivato un apposito canale telematico per L’inclusione via web, accessibile dalla sezione web dedicata alla Didattica a distanza, nata in seguito all’emergenza sanitaria del COVID-19.

All’interno del canale sono disponibili riferimenti normativi, condivisione di esperienze didattiche, link, webinar, materiali e contenuti utili per lezioni forniti da partner come Erickson e l’ITD-CNR (Istituto per le Tecnologie Didattiche del Consiglio Nazionale delle Ricerche).

In questo sforzo “inclusivo”, voglio dare il mio contributo segnalando alcune risorse e software online utili per supportare gli insegnanti, ma anche i genitori. Per alcuni di questi software l’installazione si presenta un tantino macchinosa: i collegamenti ipertestuali rinviano a pagine web dove trovare preziosi chiarimenti.

Software on line: alcuni suggerimenti

LeggiXme

Il primo software che presento è LeggiXme, un programma gratuito per Windows che permette, attraverso la sintesi vocale, di facilitare la lettura e la scrittura. L’AID (Associazione Italiana Dislessia) lo annovera tra gli strumenti compensativi validi per supportare lo studio in presenza di disturbi specifici dell’apprendimento.  

L’interfaccia semplice ed intuitiva integra al suo interno un editor di testo con immagini e sintetizzatore vocale (sarà necessario che sul PC sia già installata una sintesi vocale), un lettore pdf per libri digitali, una calcolatrice “parlante”.

Un vocabolario in varie lingue compreso italiano per la traduzione, una funzione per creare mappe (Mind Maple/CmapTools), schemi, riassunti e molto altro…

Del software sono disponibili anche la versione dedicata ai più piccoli (LeggiXme_Jr), con l’inserimento automatico delle immagini e un’interfaccia con comandi semplificati e icone più grandi, e la versione portable (LeggiXme_USB) per averlo sempre con sé a scuola o a casa, sia che si utilizzi un notebook, sia un computer fisso. 

AraWord

AraWord è un programma distribuito gratuitamente, sviluppato nell’ambito della collaborazione tra il dipartimento di Informatica e Sistemistica dell’Università di Saragozza ARASAAC (Dipartimento di Educazione, Cultura e Sport del Governo di Aragona).  Inserito all’interno delle suite di strumenti di CAA – Comunicazione Aumentativa e Alternativa – è un word processor che consente la scrittura simultanea di testo e pittogrammi, cioè figure, nonché l’uso di un sintetizzatore vocale per la lettura.

Tutto ciò facilita lo sviluppo di materiali e l’adattamento di testi per persone che hanno difficoltà nella comunicazione funzionale a causa di vari fattori (autismo, deficit cognitivo, afasia, ecc.).

Inoltre, il suo uso si è rivelato utile in ambiti inizialmente non previsti, come quello della letto-scrittura negli ultimi livelli di educazione della scuola dell’infanzia, in quanto il feedback immediato dato dalla scrittura di una parola e creazione del relativo pittogramma, aiuta l’acquisizione di questa abilità.

È disponibile una versione adattata anche per tablet e smartphone.

FacilitOffice

FacilitOffice è un software compensativo gratuito, un elaboratore di testo che consente l’inserimento automatico di immagini e la lettura sincronizzata tramite sintesi vocale. Si propone di rendere maggiormente accessibili agli studenti con disabilità cognitive, sensoriali, neuromotorie e difficoltà di apprendimento, i programmi per videoscrittura e presentazione più diffusi, utile per migliorare l’autonomia nel lavoro scolastico e rendere anche più efficace il lavoro dell’insegnante.

Per il funzionamento sono richiesti l’installazione di OpenOffice/LibreOffice e della sintesi vocale.

TeamViewer

Infine TeamViewer, una fondamentale risorsa di cui avvalersi con allievi non sufficientemente supportati nell’utilizzo del PC da casa, quindi permettendo di ovviare al problema “Prof, non sono capace, non riesco ad accedere a Classroom!”.

TeamViewer è un software (la cui versione base è gratuita) mediante il quale è possibile comandare un computer a distanza e che permette di cooperare in un rapporto 1:1 fra insegnante di sostegno e alunno (per il controllo da remoto è necessario che entrambi i computer abbiano installato questo software). La connessione può avvenire tra dispositivi qualsiasi ed è completamente sicura. Una volta installato sul PC, l’allievo fornisce all’altro utente (in questo caso l’insegnante) una combinazione di ID e password (dinamica) che gli consentiranno di prendere il controllo del sistema e comandarlo da remoto.

A collegamento avviato l’insegnante vedrà apparire a schermo il desktop dell’altro computer con la possibilità di controllarlo, muovendone il mouse al suo interno e digitando dalla tastiera.

Priorità qui, non è disquisire sull’innovazione, ma tentare dei suggerimenti per creare modalità di DaD innovativa e ovviare alla distanza fisica.

Per il resto, concordo con la riflessione di una cara collega, docente di sostegno: “Ciò che è venuto a mancare, sono proprio i rapporti relazionali diretti, assolutamente essenziali nella didattica del sostegno, necessità a cui nessun software potrà mai porre rimedio”.

TUTTO QUELLO CHE SERVE È ON LINE —————————————— Video tutorial per l’installazione di LeggiXmeLink da cui scaricare il manuale di AraWordVideo tutorial per l’installazione di FacilitOffice  
Ilaria Pagliuca, Pedagogista | Docente presso Scuola Primaria

Leggi qui altri articoli di Ilaria Pagliuca: https://www.e-makers.it/2020/03/27/coding-e-pensiero-computazionale-questi-quasi-conosciuti/

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News

Un terzo delle famiglie italiane non ha un pc o tablet

Secondo l’Istat oltre la metà dei ragazzi condivide i dispositivi con la famiglia. Peggio al Sud

Nell’Italia del post-lockdown da Coronavirus i bambini non hanno tutti la stessa chance di collegarsi a internet per le lezioni a distanza. Questa situazione la fotografa l’Istat: un terzo delle famiglie non ha un computer o un tablet in casa. Vuol dire migliaia di studenti senza un’alternativa a carta e penna per studiare.

Solo per il 22,2% delle famiglie ogni componente ha a disposizione un pc o tablet. Nel Mezzogiorno i dati sono più allarmanti: il 41,6% delle famiglie è senza computer in casa con Calabria e Sicilia in testa (rispettivamente 46% e 44,4%) rispetto a una media di circa il 30% nelle altre aree del Paese e solo il 14,1% ha a disposizione almeno un computer per ciascun componente. Lo spaccato contenuto nella ricerca “Spazi in casa e disponibilità di computer per bambini e ragazzi”, relativo agli anni 2018-2019, mette chiaramente in luce il digital divide che si vive all’interno delle case italiane.

Se a questo si aggiunge poi che quattro minori su dieci vivono in case sovraffollate, allora il quadro è ancora più grave. Una condizione che, se vista con gli occhi dell’emergenza sanitaria che al momento costringe tutti a casa e, per gli studenti, a seguire le lezioni a distanza, rischia di diventare drammatica.

Dai dati si evince inoltre che oltre il 60% di bambini e ragazzi condivide il pc o il tablet con la famiglia. Nelle regioni del Nord la proporzione di famiglie con almeno un computer in casa è maggiore. In particolare a Trento, Bolzano e in Lombardia oltre il 70% delle famiglie possiede un computer, e la quota supera il 70% anche nel Lazio. Rispetto alla dimensione del comune, la percentuale più alta di famiglie senza computer si osserva nei comuni di piccole dimensioni, la più bassa nelle aree metropolitane. Se si considerano le famiglie con minori, la quota di quante non hanno un computer scende al 14,3%.

Le competenze digitali

Meno di un ragazzo su tre presenta alte competenze digitali (il 30,2%, pari a circa 700 mila ragazzi), il 3% non ha alcuna competenza digitale mentre circa i due terzi presentano competenze digitali basse o di base. Le ragazze presentano complessivamente livelli leggermente più elevati di competenze digitali. Dal punto di vista territoriale è abbastanza evidente il gradiente Nord – Mezzogiorno, con le regioni del Nord-est che presentano i livelli più elevati su quasi tutte le competenze digitali.

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Scuola

L’oscillazione del pendolo Scolastico, una riflessione sulla Scuola a distanza

Sabino Pastore, docente di storia e filosofia nel liceo scientifico “Riccardo Nuzzi” di Andria (BT), ha scritto una lettera aperta alla Scuola italiana sulla didattica a distanza, in una riflessione che coinvolge studenti, genitori e professori.

Noi di e-makers crediamo nella circolazione di idee, di stimoli, dei dibattiti. Perché è attraverso questi che si cresce e si costruisce la migliore civiltà del futuro condivisa. In questo periodo straordinario in cui il mondo ha subito un crollo, di certezze e anche di valori, servono più che mai riflessioni e spazi per confrontarsi. La scuola dovrà mutare forma e dovranno innovarsi i suoi strumenti e la sua didattica, così coinvolta e rimessa in discussione dal Coronavirus e dalle sfide della modernità. Sabino Pastore, un prof pugliese, sta vivendo la scuola a distanza sulla propria pelle e su quella dei suoi alunni, con difetti, criticità importanti, ma anche con grandi e inesplorate potenzialità e risorse, che contribuiscono oggi al discorso su una Scuola nuova, pronta a formare ancora i ragazzi di oggi al domani. La vogliamo condividere, pubblicandola, per alimentare una discussione, per offrire un’esperienza e altri punti di vista, per stimolare nuove idee e risposte. Per altre lettere, a cui vogliamo dar voce.

Che Scuola sarà?

«Sono confuso. Meglio: sono perplesso e confuso, e comprendo l’imbarazzo di molti dirigenti scolastici e di molti colleghi di fronte a quello che sta succedendo nella scuola in questo periodo. Quello che non riesco a capire è il senso, il fine, l’idea sottesa a tutto quello che ci viene detto; se c’è un’idea. Mi spiego: ormai quasi due mesi fa fu decisa la chiusura delle scuole come strumento (sacrosanto) per contenere la diffusione del virus che ha condizionato la nostra vita recente. Cerco di essere più preciso: fu decisa la sospensione delle attività didattiche, una formula tutta italiana, di evidente derivazione bizantina, che prevede che gli alunni (e i professori) non vadano a scuola, ma che la scuola resti aperta per quello che riguarda gli uffici amministrativi e dirigenziali. Per capirci, è quello che succede durante le vacanze natalizie o pasquali, quando gli uffici continuano ad osservare i soliti orari, ma non si fa lezione e i ragazzi (e i professori) restano a casa. Perfetto: allora siamo in vacanza! Assolutamente no, perché la Scuola (quella romana con la lettera maiuscola, non la singola scuola, il singolo istituto) si è affrettata a dirci che la scuola doveva continuare, che nulla cambiava, se non il fatto che i ragazzi (e i professori) restavano a casa e facevano lezione a distanza. Il tutto con l’inevitabile acronimo, DAD, Didattica A Distanza, e il giovane e fighissimo hashtag #lascuolanonsiferma.

Ok, perfetto, allora facciamo scuola.

Personalmente sono stato fortunato, perché la mia scuola ha mantenuto l’orario delle lezioni normale, sono piuttosto attrezzato tecnologicamente, avevo già avuto esperienze con la didattica via internet. Già dal giorno successivo i miei alunni hanno iniziato a fare lezione in diretta o con registrazioni fatte all’uopo, si sono ritrovati parte di una “classe virtuale” e hanno ricevuto gli strumenti di supporto per potersi preparare in filosofia e storia. Lo confesso: mi piace. Adoro il fatto di poter preparare e condurre le lezioni dal mio studio, con i miei libri e i miei appunti, senza dovermi preoccupare di trasferire tutto a scuola, dove non ho un ufficio o un’aula personale. In fondo faccio le stesse cose: spiego, ascolto gli alunni, parlo con loro, provo a passare loro quel poco che so e lo faccio senza dover guidare nel traffico, attendere che arrivi il momento di entrare in classe se c’è un’ora di buco, nutrirmi di taralli acquistati ai distributori automatici. Allora tutto bene; e invece no.

Dopo pochi giorni la Scuola (S maiuscola) si è premurata di farci riflettere sul fatto che gli alunni stavano comunque vivendo un momento stressante, sicuramente erano disorientati dalla impossibilità di uscire, di mantenere contatti fisici con i loro coetanei, magari vivevano in famiglia situazioni complicate con genitori che chiudevano attività commerciali o sperimentavano la chiusura dei luoghi di lavoro. La Scuola, che è un’agenzia educativa, da sempre attenta ai problemi psicologici e personali dei propri alunni, non poteva contribuire a opprimere ulteriormente questi poveri ragazzi con eccessivo studio e troppa attenzione ai risultati. Allora rallentiamo, rivediamo le programmazioni, riduciamo i programmi, non possiamo tenere i ragazzi per ore davanti a uno schermo (come se normalmente non lo facessero già…); ci sono quelli che non hanno la dotazione tecnologica per connettersi alle lezioni, ci sono le famiglie con più figli che devono condividere una sola scrivania. Spaventati da queste immagini dickensiane da ottocento industriale inglese, ci siamo riuniti (in videoconferenza) per capire cosa e dove ridurre, anche nel caso di programmi che, a fine febbraio, erano diligentemente stati condotti a buon punto.

Seconda fase, quindi: facciamo scuola ma mica tanto, solo un po’, giusto per dimostrare che #lascuolanonsiferma, ma senza esagerare. Diligenti e resilienti si continua, poco per volta, senza stressare troppo nessuno. Passano altri pochi giorni e la Scuola (S maiuscola) si preoccupa di farci sapere che, comunque, siamo un’istituzione, che abbiamo la stella della Repubblica sulla facciata, che rilasciamo agli studenti un titolo di studio con valore legale, che dobbiamo comunque rispettare le regole che la nostra condizione di tessera nel puzzle dello Stato ci impone. Se dobbiamo promuovere i nostri alunni, oppure (Dio ce ne scampi) bocciarli o “indebitarli”, possiamo farlo solo sulla scorta di valutazioni che siano assegnate dopo opportune verifiche e dopo aver messo in campo ogni strategia per il recupero di eventuali lacune. Allora dobbiamo interrogare? Si torna a fare scuola seriamente? Bello, ma allora devo spiegare i concetti e mettere i voti? Ok, è il mio lavoro, facciamolo.

Ma, purtroppo, il tempo passa e dopo pochi giorni l’iperattività della Scuola (S maiuscola) fa in modo che Essa senta il bisogno di comunicarci che le nostre valutazioni, in regime di DAD (orribile acronimo che la Scuola adora, fa postmoderno…), non è che possano essere proprio attendibili; Gioia e tripudio, l’epifania a Pasqua, la Scuola se n’è accorta dopo quaranta giorni. E allora? Beh, dovreste, o professori, concordare delle griglie che tengano conto della partecipazione, dell’interesse mostrato, della puntualità e della frequenza; in base a questi parametri esprimete pure un giudizio (da sufficiente a ottimo, perché l’insufficienza è per chi non viene proprio a scuola, ma gli alunni a casa ci sono, dunque…) e sulla base di quello andiamo avanti. E le conoscenze? Azzardo una brutta parola: le nozioni? Se non sanno nulla, ma sono puntuali, vanno consegnati al successivo anno scolastico? E quando l’emergenza e la scuola finiranno, cosa faranno questi ragazzi in un mondo che, invece, chiede sempre più conoscenza e specializzazione?

Questo accadde fino ad oggi, del doman non v’è certezza…

Esagero? Non lo so, penso solo che un’altra occasione ci sta scivolando tra le dita per l’incapacità della Scuola (S maiuscola) di affrontare i problemi con spirito innovativo, restando invece legata a schemi antichi in una situazione più che nuova.

La Scuola (sempre maiuscola) è ancorata all’idea che l’unico modo di insegnare sia quello un po’ paternalistico messo in campo finora, che tiene conto più della condizione psicologica e sociale che della reale conoscenza acquisita dagli alunni. Don Milani impera ancora in un mondo che non è più quello del miracolo economico e della divisione in classi, anzi: quelle idee, che regolano ancora il sottofondo ideologico della Scuola (maiuscola) hanno già ottenuto un risultato contrario, l’eterogenesi dei fini. Oggi una scuola siffatta non offre a tutti le stesse possibilità di crescita, ma livella al basso, facendo emergere solo chi, alla fine, può permettersi, pagando, le scuole migliori dopo il diploma o dopo la laurea. Resto confuso e perplesso».

Qui un’altra riflessione sulla scuola, a cura della docente e pedagogista Ilaria Pagliuca:

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Covid-19: in Giappone gli studenti si diplomano su Minecraft !

Giappone : studenti si diplomano su Minecraft, L’emergenza Coronavirus ha determinato anche in nel paese del Sole Levante dei cambiamenti molto importanti nelle abitudini sociali e scolastiche, grazie al coding.

In Giappone l’anno scolastico si conclude a marzo e prende il via ad aprile, con un calendario dunque profondamente diverso da quello adottato sul territorio italiano. Ma esattamente come nella nostra penisola, anche il Sol Levante ha reagito all’emergenza Coronavirus/COVID-19 con misure eccezionali, tra le quali figura anche la chiusura temporanea degli istituti scolastici. Di conseguenza, molti studenti giapponesi vedranno annullate, o posticipate, le celebrazioni legate alla fine di uno specifico percorso di studio. Tra le categorie coinvolte troviamo ovviamente anche i giovanissimi studenti dell’ultimo anno di scuola elementare.

Alcuni di questi hanno tuttavia trovato un’interessante strada alternativa per organizzare comunque la cerimonia di assegnazione della licenza di scuola elementare. Radunatisi su Minecraft, hanno infatti dato vita a festeggiamenti virtuali, trascorrendo la giornata a creare e programmare l’ambientazione adatta all’evento. Una soluzione creativa e originale contro le problematiche portate dal Coronavirus, resa possibile dagli strumenti digitali e soprattutto dall’alfabetizzazione digitale. Sarebbe stato possibile nelle scuole elementari italiane?

Altre notizie su Minecraft

Restando all’interno dei confini dell’universo a cubetti, le problematiche sanitarie attuali hanno determinato il posticipo del Minecraft Festival, ora atteso per il 2021. Infine va segnalata un’iniziativa promossa da Reporter Senza Frontiere: l’ONG ha infatti costruito una enorme biblioteca in Minecraft come simbolo di contrasto alla censura.

I vantaggi di Minecraft

Grazie alla facilità di personalizzazione e l’accesso in condivisione di risorse create dalla comunità’ di insegnanti, è possibile trovare spunti d’interesse e creare nuovi elementi formativi, spaziando dall’arte alla matematica, dalla promozione ed incentivazione della collaborazione tra i ragazzi. Gli alunni potranno raggiungere obiettivi comuni ottimizzando le poche risorse disponibili fino ad arrivare ad affrontare tematiche delicate come il cyberbullismo.

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Coding e pensiero computazionale, questi (quasi) conosciuti!

Perché dobbiamo introdurre il coding a scuola? Come agisce il pensiero computazionale? Bisogna formare studenti e insegnanti al futuro. Parola alla pedagogista Ilaria Pagliuca.

Torino – Sono laureata in Scienze Pedagogiche, insegno in una scuola primaria di Torino e il coding è diventato la mia passione! Una passione iniziata tra i banchi universitari che non ha mai smesso di entusiasmarmi e che, da allora, mi adopero perché sia applicato a scuola in orario scolastico. Il motivo? Perché fin da subito ho avuto l’intuizione di trovarmi di fronte ad un’applicazione molto efficace di principi pedagogici e didattici, riconducibili sostanzialmente alla didattica attiva. 

La scienziata informatica Jeannette Wing, oggi direttrice del Data Science Institute presso la Columbia University, in un breve ma seminale articolo del 2006, individua il pensiero computazionale come “quarta abilità di base”, oltre a leggere, scrivere e far di conto. Abilità che dovrebbe essere insegnata a tutti fin dalla scuola primaria, perché la sua acquisizione può migliorare il nostro modo di pensare e costituire un potente strumento di crescita personale. E il coding risulta essere, almeno per il momento, un campo privilegiato per la sua applicazione, per il suo insegnamento e apprendimento.

Come agisce il pensiero computazionale

Scopriamo perché: un informatico mette in atto una serie di strategie di pensiero e di problem solving per risolvere un problema (computazionale): analizza i dati; lo scompone in problemi più semplici; astrae liberandosi di dettagli inutili; prova a generalizzare la soluzione per risolvere una classe di problemi; sceglie il modo migliore di rappresentare i dati necessari; immagina un algoritmo che sia efficiente e rispettoso dei requisiti; scrive il codice in modo che sia sintetico, leggibile ed eseguibile dal calcolatore; testa e raffina il codice scritto. Sa che è molto difficile scrivere un programma “perfetto” al primo colpo; piuttosto procede col risolvere una parte del problema dato, poi risolvendone un’altra parte fino ad avere la soluzione del problema complessivo.

E in queste fasi di soluzione parziale procede per miglioramenti successivi andando in cerca di errori e correggendoli. Questo approccio può essere molto utile in numerosi ambiti della vita, non solo con il calcolatore, per liberarsi, ad esempio, dal perfezionismo, che è associato da molti psicologi con l’infelicità, focalizzandosi sul quadro generale piuttosto che sui dettagli, accettando gli errori e il fallimento come strumenti necessari per ottenere dei risultati, o per mettersi alla prova con problemi sfidanti. 

Introdurre il coding a scuola

Si intuisce allora il valore che l’introduzione di tale pensiero può avere per la formazione degli individui nella società attuale fin dall’età scolare. Per cui, si rivela necessario ripensare e riprogettare l’insegnamento dell’Informatica a scuola: non più orientata al mero utilizzo di software educativi (che a volte ripropongono in chiave digitale una didattica tradizionale), o sull’uso di suite per ufficio, o sull’uso del computer come mezzo di fruizione di contenuti multimediali, ma ripensata come strumento per pensare e per imparare ad imparare

Per citare M. Resnick, sviluppatore di Scratch, quando siamo all’inizio del nostro percorso di apprendimento, imparare a leggere è il nostro obiettivo, ma poi, diventando fluenti, possiamo iniziare a leggere libri di geografia, storia, scienze, filosofia, eccetera. Stiamo allora “leggendo per imparare”. Con un processo del tutto analogo, si parte imparando a programmare, ma poi si programma per imparare. Un ragazzo che vuole realizzare un videogioco realistico con movimenti di oggetti nello spazio, dovrà prima o poi cimentarsi con gravità e leggi del moto. E potrà imparare queste cose perché, auspicabilmente, le ritiene necessarie per lui in quel momento; lo farà per prove ed errori, in modo attivo e costruttivo, ottenendo una comprensione profonda del problema e della sua soluzione, piuttosto che imparando a memoria una regola mnemonica scritta alla lavagna dall’insegnante. 

Perché “questi (quasi) conosciuti”?

Perché nonostante ci siano spinte sia dall’alto (vedi l’azione #17 prevista dal PNSD, presentato dal MIUR nel 2015, intitolata Portare il pensiero logico-computazionale a tutta la scuola primaria – un documento di indirizzo, che mette in campo azioni concrete da realizzare per portare a una vera innovazione digitale della scuola italiana) che dal basso (realtà di formazione extrascolastica quali i CoderDojo), il pensiero computazionale ed il coding faticano ancora ad inserirsi in maniera stabile nel curricolo scolastico, dei vari gradi scolastici o è persino lasciato alla buona volontà di qualche docente.

Eppure, la tecnologia è pervasivamente presente nel nostro mondo, lo smartphone è diventato un’estensione del nostro corpo, le lavagne sono diventate multimediali, automobili ed elettrodomestici espongono complesse interfacce computerizzate, eccetera. Paradossalmente, viviamo in una “società dell’informazione”, ma la consapevolezza e la conoscenza delle scienze e tecnologie informatiche, che ne permettono l’elaborazione, è ancora estremamente limitata.

Eppure, i compiti che la scuola ha sempre assolto e che anche oggi, in tempi di Mobile Revolution, dovrebbe assolvere sono quelli di trasmettere il patrimonio culturale e di formare per il futuro, trasferendo competenze di gestione della complessità e fornendo agli studenti le chiavi di accesso alla loro cultura. Così come a scuola si studiano italiano, scienze, storia, matematica, arte per capire il mondo che ci circonda, così dovrebbe essere per l’informatica: una scienza che ha così grande impatto sulla società. 

L’interpretazione di quali competenze siano utili e centrali al nostro tempo non può essere disconnessa dalla fase storica nella quale i nostri studenti crescono, ed è quindi in continua evoluzione, e le tecnologie digitali devono far parte dell’alfabetizzazione del nostro tempo, in quanto tra le principali competenze per una cittadinanza piena, attiva e formativa (la competenza digitale ritenuta “competenza chiave” nelle Raccomandazioni del Consiglio Europeo (2018/C 189/01).

Formare studenti e insegnanti al coding

Per cui occorre che le sviluppino tanto gli studenti che gli insegnanti. Per quanto riguarda i primi occorre superare l’equivoco secondo cui le generazioni che da qualche anno entrano nelle nostre scuole sono quelle dei “nativi digitali”, che non hanno bisogno di imparare ad usare (saggiamente) gli strumenti digitali, in quanto già capaci dalla nascita. Nulla di più fuorviante e immobilizzante per noi educatori/insegnanti: sebbene sia innegabile che i ragazzi siano abili ad utilizzare le nuove tecnologie (perché onnipresenti nel loro mondo e perché le interfacce sono sempre più facili e intuitive), ciò non significa che tale uso sia anche supportato da reali competenze.

È la ricerca che ce lo dice: usare in senso intuitivo, superficiale e sommario, e usare sfruttando appieno le possibilità dello strumento sono cose molto diverse. Deve essere compito della scuola far crescere la loro competenza nell’ambito della padronanza delle grammatiche interne a tali strumenti. 

Emergenza sanitaria

Ma come può essere in grado la scuola di assolvere tale compito se non tutti gli insegnanti paiono attrezzati in tal senso? L’emergenza sanitaria del Coronavirus che stiamo vivendo ha palesato l’immagine di un sistema scolastico italiano in affanno perché non riesce a rispondere in modo unitario ed efficace alle esigenze di una didattica moderna e globale. Docenti che tra mille difficoltà si sforzano per educare, fornire lezioni a distanza, magari anche senza mezzi, procedure condivise o accreditate e senza un adeguato e consolidato rapporto di interazione con le differenti realtà socio-familiari, possono indirettamente mettere in atto connotazioni educative poco incisive e discriminanti. 

Ragion per cui, emerge la necessità di allestire nuovi scenari per l’organizzazione scolastica. A questo riguardo, quello delle competenze degli insegnanti, la ricerca dovrebbe (e molti esperti sono già attivi in tal senso) prevedere due scenari diversi: da una parte, occorre assicurare la prima alfabetizzazione dei “resistenti” (i tradizionalisti ad oltranza, che si ostinano a non aver bisogno del computer) o dei “neofiti” (quelli che “ci provano”, ma che sono privi di qualsiasi benché minima competenza).

Vanno immaginate strategie di accompagnamento di coloro che nella vita di tutti i giorni sono già “digitali” (perché usano media e tecnologie) perché pensino a come usi e competenze del loro tempo libero possano diventare anche uno strumento professionale in classe.  

“Il problema vero della scuola, oggi, non è né di rincorrere il futuro e gli esempi stranieri di scuola nella speranza di assistere a un cambiamento, né di arroccarsi in difesa della Tradizione rifiutando il nuovo: ciò su cui occorre discutere è […] l’incapacità di sintonizzazione socio-culturale della scuola rispetto all’oggi. Non riuscire a fare questo significa, per la scuola, non riuscire più a svolgere la funzione che da sempre ha svolto e, di conseguenza, non potere aver futuro.” (P.C. Rivoltella, 2013)

Ilaria Pagliuca, Pedagogista | Docente presso Scuola Primaria

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Solidarietà Digitale: simbolo di una nuova Italia

Il progetto del Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione sta combattendo contro l’emergenza COVID-19 per supportare smart working e didattica a distanza.

  • Con “Solidarietà Digitale”, imprese e associazioni hanno messo a disposizione servizi digitali gratuiti.
  • È possibile usufruire gratuitamente di servizi per lo smart working e la connettività fra utenti, ma anche di strumenti di informazione, di istruzione, intrattenimento ed e-learning
  • Multinazionali, startup e associazioni: tutti possono offrire la propria soluzione digitale

Così a inizio marzo il Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, Paola Pisano, ha esteso a tutto il territorio nazionale l’iniziativa “Solidarietà Digitale”, organizzata con il supporto tecnico di AgID, per ridurre l’impatto sociale ed economico in questa Italia completamente “rossa”, attraverso l’offerta gratuita di soluzioni e servizi innovativi da parte delle imprese.

Per definizione con smart working si intende “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa.”

In questi giorni lo smart working sta rappresentando una valida risposta alle necessità di molte aziende di poter continuare ad essere produttive e utili, seppur con la maggior parte dei propri dipendenti e collaboratori da remoto. Tuttavia il lavoro agile necessita, oltre che di strumenti digitali quali pc, tablet e smartphone, anche di piattaforme, software e risorse preziose di condivisione, utili per portare avanti da remoto tutte le attività aziendali: soprattutto di quelle imprese già proiettate nel vasto universo digitale. Ma purtroppo non tutte le aziende hanno a disposizione questi strumenti per rendere possibile lo smart working.

A questo punto entra in gioco Solidarietà Digitale: imprese e associazioni hanno messo a disposizione servizi gratuiti, al fine di poter dare il proprio contributo attraverso l’innovazione e la digitalizzazione.

Sul sito web sono offerti numerosi servizi di varia utilità, senza dimenticare piattaforme di gaming ed intrattenimento per i più giovani.

Noi di e-makers abbiamo aderito all’iniziativa Solidarietà Digitale, e abbiamo rilasciato delle guide semplici e utili sugli strumenti per la didattica a distanza. Eccole nei nostri ultimi due articoli:

Lo scopo dell’iniziativa è migliorare la vita di tutte le persone che stanno subendo un mutamento della propria quotidianità. Con i tool e i servizi a disposizione è possibile:

  • utilizzare piattaforme di smart working avanzate per pianificare il lavoro da remoto, condividere documenti e dati ed organizzare meeting
  • informarsi, senza uscire di casa, direttamente sul proprio smartphone o tablet attraverso gli abbonamenti digitali gratuiti ad alcune testate giornalistiche nazionali
  • studiare su piattaforme di e-learning, partecipare a lezioni virtuali, condividere materiali utili e gestire lavori di gruppo e verifiche per non rimanere indietro nei rispettivi percorsi di formazione scolastici
  • leggere un libro scegliendo fra le librerie virtuali a disposizione o vedere un film in famiglia su una piattaforma di video streaming on demand
  • usufruire di piani telefonici e di connessione.

Simbolo per una nuova Italia

La Digitalizzazione e l’innovazione possono rappresentare, soprattutto in un momento che sta mettendo a dura prova le vite di tutti e l’intero sistema paese, il simbolo di una nuova Italia, dell’Italia che sarà o che potrà essere nel futuro. Stiamo finalmente valorizzando i metodi tecnologici di condivisione e di connessione; con senso civico, responsabilità e consapevolezza. Dovremo ripartire da qui per essere ancora la nostra Italia unita e bellissima, e per metterci in discussione saltando sul treno della rivoluzione digitale che oggi più che mai porta al futuro.

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Scuola

LA SCUOLA NON SI FERMA: Microsoft Teams e Zoom Cloud Meetings

Tutta Italia in quarantena e scuole chiuse fino al 3 aprile. L’associazione e-makers ha messo online una nuova guida per la didattica da casa.

Italia in piena emergenza Coronavirus: il premier Conte ha esteso ieri sera, lunedì 9 marzo, il divieto di spostamenti a tutta la penisola, portando la chiusura di università e scuole fino al 3 aprile.

Allora noi dell’associazione e-makers, mossi da un ulteriore spirito di responsabilità e solidarietà civica e digitale, abbiamo rilasciato sul nostro sito una nuova guida gratuita e approfondita su due strumenti semplici e fondamentali per la sopravvivenza della didattica e dei rapporti tra docenti, alunni e genitori.

Avevamo già mostrato tre piattaforme da utilizzare per coordinare lo smart work versione scolastica: Google Classroom, Edmodo e Microsoft Teams, tra le piattaforme più diffuse e apprezzate. In questo articolo dedicheremo un approfondimento alla piattaforma Microsoft Teams, che sta riscuotendo un alto indice di gradimento presso tutti i ragazzi e prof che ci hanno voluto ringraziare dopo il download e l’uso della guida.

Seconda novità nell’articolo è Zoom Cloud Meetings, un’altra piattaforma che abbiamo testato e collaudato.

Microsoft Teams

Microsoft Teams è un vero e proprio Hub per il lavoro di gruppo. È un’ app che aiuta a formare un team e a lavorare insieme usando la chat invece dell’e-mail e i canali anziché cartelle di file.

È uno spazio di lavoro per te e il tuo team, in cui modificare i file contemporaneamente e in sicurezza, e monitorare “like”, “menzioni” e “risposte” con un solo tocco. Il tuo Team può personalizzare lo spazio di lavoro con appunti, siti web e app; e dato che è nel cloud tutti possono lavorare insieme ovunque si trovino.

È una soluzione che permette di personalizzare la propria esperienza lavorativa senza togliere produttività al team, anzi permettendo di aggiungere creatività.

Zoom Cloud Meetings

Zoom Cloud Meetings è una piattaforma web per meeting, webinar e collaborazione da remoto.

È una piattaforma ideata e sviluppata per videoconferenze di ogni tipo. Si adatta alla perfezione, dunque, alle esigenze di chi deve realizzare meeting video o fare videoconferenze per la scuola.

Consente la condivisione dello schermo di qualunque dispositivo e mette a disposizione una suite di strumenti collaborativi, utili nel caso di riunioni di lavoro a distanza per le quali è richiesta la condivisione di idee e contributi.

Zoom Cloud Meetings consente di creare una teleconferenza e gestire al meglio il “pubblico”. Per esempio scegliendo di attivare o disattivare il proprio video o quello dei partecipanti; scegliere di attivare o disattivare il microfono dei partecipanti (molto utile se, nel corso di una lezione online, gli alunni si dimostrano particolarmente indisciplinati); condividere lo schermo su Zoom e registrare la videoconferenza, così da poterla rivedere (e far rivedere) ogni volta che si vuole.

Scopri chi siamo e le altre iniziative e-makers: https://www.e-makers.it/

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Scuola

LA SCUOLA NON SI FERMA: LA GUIDA E-MAKERS

L’associazione di Barletta ha messo online una guida gratuita per la didattica digitale per reagire alla chiusura delle scuole in tutta Italia fino a metà marzo, causa Coronavirus.

La notizia della chiusura di tutte le scuole e università italiane circolava già da qualche giorno ma ieri è arrivata l’ufficialità dal premier Giuseppe Conte. Dopo l’aumento dei contagi e le vittime, oggi arrivate a 148 unità, si è imposto il dovere e la responsabilità di evitare bilanci peggiori per il Coronavirus.

Gravi le conseguenze per le attività ordinarie del paese: tutto bloccato, eventi, didattica, manifestazioni. Ma può fermarsi l’Italia? Nell’era digitale e tecnologica possiamo arrenderci alle calamità? Qui si vedono anche la forza e la civiltà di una nazione e di un popolo. Già nel settore lavorativo, lo smart working ha dimostrato che l’Italia non si ferma.

Il team dell’associazione E-Makers si è subito attivato per dare un contributo, per reagire a questa impasse. La scuola non può fermarsi; la scuola non si ferma! Conosciamo gli strumenti e le soluzioni per mantenere i contatti tra ragazzi e professori, tra ragazzi e cultura digitale e classica. Conosciamo i benefici di questo contatto remoto ma intenso e prossimo. Conosciamo il modo per affiancare le scuole, i professori, i genitori, tutti gli studenti in questa sfida mai affrontata nel paese, che oggi non possiamo perdere.

Ecco allora una guida gratuita, semplice e concreta, sulle tre tecnologie che possono dare alle famiglie e alle scuole la possibilità di proseguire la didattica in armonia. Abbiamo scelto le 3 applicazioni più valide e più utilizzate: Google Classroom, Edmodo, Microsoft Team.

Scopri chi siamo e le altre iniziative e-makers: https://www.e-makers.it/

Coderdojo Barletta, organizzato da e-makers
Coderdojo Barletta, organizzato da e-makers
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Coding

Scratch: cos’è e come funziona?

Immagina, Programma, Condividi. Scratch è una risorsa sempre più importante per imparare a programmare e per apprendere la didattica scolastica in modo interattivo, divertente e condiviso.

Scratch è un linguaggio di programmazione grafico a blocchi, ideato per apprendere il coding a partire dalla scuola primaria e utilizzabile a qualsiasi età, data la sua semplicità e immediatezza.

L’idea è semplice quanto geniale: le porzioni di codice contenenti le istruzioni (scripts) non vengono scritte dall’utente, come per i linguaggi più complessi e maturi, ma sono già contenute in blocchi colorati che possono essere trascinati sulla schermata principale (stage) e incastrati in ordine logico, dando “ordini” al personaggio selezionato, proprio come se fossero dei mattoncini.

Le istruzioni così assemblate serviranno a guidare personaggi e oggetti (sprites), per farli muovere e agire, permettendo così di creare storie interattivevideogamesopere d’arte o musicali, sviluppando creatività e abilità nei bambini che lo utilizzano!

Scratch è completamente gratuito ed è stato creato dagli sviluppatori del Lifelong Kindergarten del MIT Media Lab di Boston.

Perché includere Scratch nella didattica

Come anticipato, Scratch è un ottimo programma per insegnare i princìpi del coding fin dalla scuola elementare.

Intuitivo e facile da usare

La semplicità che lo contraddistingue è il segreto del successo di Scratch: trascina alcuni blocchi sulla schermata e incastrali tra di loro per creare un semplice comando…che potrà essere migliorato con l’aggiunta di ulteriori blocchi di istruzioni; una volta imparate le loro regole di utilizzo.

Sviluppa la creatività

Pur essendo un linguaggio di programmazione “semplice”, Scratch consente di creare progetti di un certo rilievo, grazie alle numerose istruzioni preimpostate all’interno dei blocchi già disponibili, che possono essere ulteriormente ampliate con la creazione di blocchi personalizzati. Lo slogan della comunità online di Scratch recita “Immagina, Programma, Condividi”. Ed è vero: non ci sono limiti al suo utilizzo, se non l’immaginazione!

Impara con il gioco

Anche se l’obiettivo rimane quello di imparare, grazie a Scratch questo viene raggiunto nel modo più divertente e ludico possibile. I bambini possono animare personaggi, creare storie o giochi, personalizzare i loro progetti e sfidare i propri compagni e amici, imparando allo stesso tempo i principi fondamentali del coding, che potranno applicare in futuro a linguaggi più complessi, facendo propri anche i meccanismi del pensiero computazionale.

Sviluppa il lavoro di gruppo

Scratch è un linguaggio di programmazione, ma anche una community: chiunque crei il proprio programma o contenuto può renderlo disponibile per gli altri utenti, così che possano trarne ispirazione per “remixarlo”, migliorarlo e crearne una propria versione personalizzata. Lavorare su Scratch con i compagni, gli amici, i genitori o gli insegnanti permette inoltre ai bambini di apprendere come collaborare, condividere le proprie idee e aiutare o essere aiutati dagli altri membri del gruppo.

Scratch può quindi essere introdotto nelle classi e utilizzato come supporto didattico, facendo sì che gli studenti lavorino assieme per creare i propri progetti e apprendano i principi alla base di ogni blocco per utilizzarlo al meglio.

Come iniziare con Scratch?

Consultando il sito ufficiale di Scratch potrete accedere a tanti progetti già realizzati e alle informazioni essenziali su questo linguaggio di programmazione per bambini di ogni età.

Restate aggiornati per le altre news su https://www.e-makers.it/

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