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News, Video Interviste

E-makers meets: parla Toni Augello

Nuovo appuntamento con le video-interviste e-makers meets ai professionisti del lavoro e dell’innovazione. Toni Augello è un digital strategist e ci parlerà della digital transformation nel lavoro, legato allo smartworking e agli spazi di coworking

Fare rete, confrontarsi, imparare e conoscere gli altri, stupirsi e stimolarsi. 

1,2,3! Siamo alla terza intervista: questa volta vi presentiamo Toni Augello. Web marketing manager & digital strategist per enti, associazioni ed imprese, Toni è docente di digital storytelling presso Dot academy a Milano e gli ITS della Regione Puglia. Nel 2016 ha fondato la web school InnovAttiva, per formare le nuove figure professionali legate al web. La scuola si è trasformata ben presto in un’agenzia di web marketing. Per Puglia Expò svolge il ruolo di social media manager, trovando del tempo anche per scrivere su Amazing Puglia.

Toni Augello, digital strategist, proviene da una formazione in un altro campo di studi. Dottore in giurisprudenza, abilitato alla professione forense, si è specializzato tra il 2014 ed il 2015 in gestione delle risorse umane, innovazione organizzativa e welfare aziendale, con il corso di Specializzazione di Italia Lavoro presso l’Assessorato al Welfare della Regione Puglia.

Appassionato di processi socio-culturali, è esperto nella gestione di strategie di team work e coworking. Dal 2010 è cultural manager dei Laboratori Urbani Artefacendo di San Giovanni Rotondo, project manager del laboratorio di start-up “Missione Futuro”, della call for mapping per cervelli in fuga “Capitanata Chiama” e del laboratorio enogastronomico “Colto e mangiato”. Nel 2019 ha fondato il Coworking Artefacendo.

La video-intervista

Guarda le altre interviste a Massimo Temporelli e a Elio Palumbieri

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News

1 Maggio: Festa degli Smart worker!

Festeggiamo una Festa del Lavoro anomala, in un momento in cui la maggior parte dei lavoratori italiani è in quarantena a casa. Una festa che potremmo dedicare alla forma di lavoro del momento, con l’intervista alla consulente aziendale Debora De Nuzzo

Buona Festa dei Lavoratori, di quelli in cassa integrazione, di quelli che il lavoro lo hanno perso o non l’hanno trovato, di quelli che hanno continuato a lavorare, di quelli che lo hanno fatto da casa in smart working, a causa del Coronavirus. Proprio lo smart working, vecchia e nuova pratica di lavoro, ha permesso al sistema Italia di mantenere la sua produttività e a molti lavoratori e aziende di proseguire le loro attività. Dando speranza e dignità. Perché il lavoro è questo: speranza, libertà, dignità. Quando c’è.

Debora De Nuzzo, consulente, progettista e formatrice aziendale, aiuta imprenditori, manager, lavoratori a migliorare loro stessi, i loro team e di conseguenza le performance e la produttività aziendale. Da Milano ha risposto alle nostre domande sullo smart working, analizzando la situazione italiana.

L’intervista

Introduciamo lo smart working, dove e quando nasce? E in Italia?

Lo smartworking è figlio del proprio tempo: nasce con l’evoluzione tecnologica e l’avvento della rete wifi. Dal momento in cui ci si è potuti connettere da ogni parte del mondo, le distanze si sono improvvisamente accorciate; le aziende hanno potuto pensare sistemi e modalità di lavoro più flessibili e innovative e le persone hanno potuto dedicarsi in maniera diversa sia al loro lavoro che al resto della loro vita.
Una vera rivoluzione arrivata ufficialmente da noi in Italia con una Legge specifica (Legge 81/2017) nel 2017.
Dico ufficialmente perché già prima di quella data diverse realtà aziendali si erano approcciate allo smartworking come pura necessità per lavorare meglio ed essere all’avanguardia sul mercato. Spero sia ormai risaputo che il successo del business passa anche attraverso il benessere delle persone che ci lavorano. E queste realtà sono state appunto pioniere in questo.
Poi dal 2017 si è rilevata la vera impennata dello smartworking nel nostro paese, come se avessimo avuto bisogno di una legge che regolamentasse e tutelasse lavoratori e aziende, per giustificare il nostro bisogno di lavorare in maniera differente dal solito.
Via via, fortunatamente, ci si è accorti che smartworking non voleva dire soltanto lavorare per qualche giorno al mese o alla settimana fuori dall’azienda, bensì iniziava a significare cambiamento organizzativo e culturale di intere organizzazioni a partire da una nuova visione aziendale fino a ricadere positivamente sui comportamenti più responsabili dei lavoratori e sugli stili di leadership di management e middlemanagement.
Da qui l’importanza della formazione di tutte queste figure al lavoro agile.
Per cui direi che in Italia, lo smartworking ha avuto una crescita graduale e sempre più profonda nei contenuti, fino a prima dell’emergenza Coronavirus.
Dico questo perché oggi, lo smartworking, nella situazione che stiamo vivendo, ha visto da un lato un’accelerazione pazzesca nel numero di persone che sono passate da un officeworking ad un homeworking che nella normalità avremmo forse visto tra 10 anni; dall’altro lato però chi è esperto di smartworking sa che quello che stiamo facendo in tanti, lavorando da casa, non è il vero smartworking. Abbiamo semplicemente portato a casa il computer o un telefono. La normativa ha permesso alle aziende di velocizzare questo processo snellendo le procedure burocratiche e i lavoratori stanno improvvisandosi homeworkers (anche se dicono di essere in smartworking), spesso senza essere stati educati e formati a questo modo di lavorare.
Passata l’emergenza si dovrà lavorare molto a diffondere, attraverso la formazione e le informative aziendali, il giusto approccio al lavoro agile: quello veramente in grado di incidere sulla produttività, sulla cultura aziendale del cambiamento e sul benessere delle persone. Non il come fare una call mentre i tuoi figli prendono d’assalto casa o partecipare a un webinar anziché entrare in una sala riunioni.

Il benessere dei lavoratori e il successo del business delle aziende come si concilia? Con lo smart working?

Partiamo dal fatto che lo smartworking, quello vero, permette alle persone di auto organizzarsi nel dove e quando lavorare, con più o meno libertà concordate con l’azienda.
Questo le porta da un lato a vivere il lavoro in maniera differente: più autonoma, più coinvolgente, più responsabile e dall’altro avere maggiori possibilità di vivere serenamente alcuni impegni o momenti quotidiani extralavorativi (casa, famiglia, ecc).
Si tratta di persone più serene nel gestire il loro work-life balance e lavoratori più impegnati su obiettivi precisi senza nessuna forma di controllo fisica diretta non necessaria (il capo che mi guarda e controlla in ufficio). In questi termini il successo del business si verifica su più fronti.
Prima di tutto nel fatto che persone più serene e appagate dal proprio lavoro, lavorano meglio, sono meno distratte e spesso lavorano anche di più fronteggiando in maniera più adeguata i momenti di stress.
Secondo aspetto, la responsabilizzazione dei lavorativi, che è elemento immancabile nello smartworking. Permette un alto coinvolgimento delle persone negli obiettivi aziendali e quindi una forte spinta nel raggiungerli sentendoli maggiormente propri.
Altro elemento che favorisce il successo del business, grazie allo smartworking, è dato da numeri oggettivi come il minor tasso di assenteismo, turnover, malattie da stress lavoro correlato.
Non dimentichiamo poi il successo che deriva da una buona immagine aziendale, interna ed esterna, che spesso viene diffusa dagli stessi lavoratori.
Tutti questi elementi di forza si riversano inevitabilmente sui successi economici delle aziende. Successi che potranno permettere nuovi e continui investimenti sulla produttività e sul benessere delle persone. Non dimentichiamo che lo smartworking è solo uno dei diversi strumenti e modi con cui promuovere il wellbeing in azienda.

Stiamo conoscendo i benefici dello smart working, ma chi favorisce: i
dipendenti o le aziende? Ci sono lati oscuri in questa pratica lavorativa che ancora non conosciamo?

Lo smartworking non favorisce, ma fa bene a tutti, lavoratori e aziende. Anzi fa bene anche all’ambiente. Permette un rapporto win win. Se qualcuno dovesse perdere, è perché non ha rispettato le regole del “gioco”.
I lati oscuri possono essere visibili in quelle realtà che adottano lo smartworking in maniera inadeguata come se fosse la moda del momento.
Adottare un piano di smartworking significa approcciare un cambiamento culturale e organizzativo profondo del modo di lavorare e va sviluppato in azienda attraverso un accompagnamento graduale di tutti i soggetti coinvolti.
Nessun progetto di successo è mai stato calato dall’alto sulle persone. Queste vanno coinvolte nei processi di cambiamento e devono sentirsi parte degli obiettivi per essere impegnate e partecipative.
Non si può pensare di avviare un buon progetto di smartworking, ad esempio, se non formo le persone a come prevenire gli eventuali rischi fuori dai locali aziendali o se non insegno loro come gestire il lavoro fuori sede; se non formo i manager a coordinare le attività da remoto e organizzare il lavoro per obiettivi e tanti altri elementi importanti e necessari.
Essenziale è innanzitutto la trasparenza nel motivare il perché della scelta di adottare modalità di lavoro agili. Se già questo, in partenza, non è chiaro, probabilmente lo smartworking non è ancora la modalità di lavoro ideale per quella realtà organizzativa.

Cosa possono fare lo Stato e le aziende per facilitare i lavoratori nello smartworking? Penso alle difficoltà riguardo le competenze e gli strumenti che anche i miei genitori hanno trovato per lavorare da casa

Formazione e supporto umano. Fornire tanta formazione alle persone per farle padroneggiare strumenti e modalità di lavoro. In questo momento ad esempio, credo che sarebbe stato utile innanzitutto spiegare meglio alle persone il vero significato dello smartworking dicendo loro che questa è una fase di improvvisazione necessaria ed emergenziale.
Parallelamente fornire momenti di formazione pratica in grado di dare risposte a reali difficoltà o a dubbi che possono cogliere di sorpresa le persone e rallentare così il lavoro e la produttività. Dubbi e mancanza di conoscenze su come fare o non fare delle attività lavorative o usare determinati strumenti possono far cadere i lavoratori in situazioni di incertezza, inadeguatezza e di conseguenza di stress non ben gestito.
Per questo, laddove non ci sia stato il tempo e il modo di preparare dei percorsi formativi mirati e strutturati per tutti, penserei al supporto umano diretto: una sorta di call center, sportello informativo virtuale aziendale a cui ogni lavoratore può rivolgersi per approfondire o avere chiarimenti e risposte a eventuali incertezze operative.

Competenze digitali e smart working sono alleate, ma in un paese come il nostro in cui la scuola manca di un vero insegnamento digitale come vede il futuro dello smart working e della tecnologia applicata al lavoro?

L’italiano è bravo ad applicarsi in emergenza per cui credo che quanto più questo periodo durerà, tanto più le nostre competenze digitali dovranno crescere.
Qualcuno oggi è ancora nella fase in cui pensa, sperando che presto tutto tornerà alla normalità, che non avrà bisogno di acquisire nuovi strumenti e nuove conoscenze. Ma la consapevolezza supererà la pigrizia e tutti ci muoveremo e ci attiveremo per rispondere a nuovi bisogni e necessità, come del resto abbiamo fatto già in altre esperienze con l’uso dei diversi dispositivi tecnologici per comunicare in tutti i contesti, o le piattaforme di corsi on line per formarci ecc.
Sono fiduciosa nel futuro dello smartworking: impareremo a conoscerlo sempre meglio e per il suo vero significato. Se pensiamo che fino a due mesi fa molti ancora non conoscevano il termine smartworking e oggi è una delle parole più ricercate su google, oltre ad essere tra gli argomenti più trattati non solo nel mondo del lavoro e delle organizzazioni. Non lo avremmo mai detto!
La tecnologia applicata al lavoro e all’insegnamento, se pensiamo anche alle scuole, sarà inevitabile, senza possibilità di scelta; non possiamo tornare indietro. Non possono permetterselo né le aziende, né il sistema scolastico. Anzi credo che in futuro la tecnologia sarà proprio il collante tra scuola e lavoro. L’insegnamento digitale scolastico potrebbe avere il suo seguito nella formazione ricevuta in azienda.
Probabilmente l’evoluzione sarà più rapida in alcuni contesti anziché altri, ma stiamo già dando prova di non volerci fermare.
Le emergenze fanno sentire inadeguati perché ci allontanano dalla nostra area di confort e dalla nostra routine, è ovvio, ma è dall’inadeguatezza che nascono i bisogni e di conseguenza le nuove soluzioni.

Con il tuo studio di consulenza siete un riferimento per la formazione agli smartworkers e loro dirigenti. Come si forma alla smart working?

Il mio studio si occupa di consulenza e formazione per il benessere a lavoro e tra i vari temi che trattiamo, lo smartworking rientra negli strumenti di diffusione di benessere organizzativo.
Già da prima della Legge sullo smartworking ci occupavamo di spiegare alle aziende come stavano evolvendo i modi di lavorare. All’epoca la legge era solo un disegno di legge. Dal 2017 abbiamo formalizzato la nostra formazione in tema di smartworking formando lavoratori e dirigenti di diverse aziende.
Premesso che il nostro modo di fare formazione è personalizzato sul cliente, proponiamo una formazione sullo smartworking che diffonda conoscenze di natura tecnico-normativa, organizzativa del lavoro che cambia e di salute e benessere per il lavoratore agile.
Per quanto riguarda la parte tecnico-normativa, presentiamo la legge sullo smartworking, la Policy, gli accordi e i regolamenti aziendali che le persone sono chiamate a firmare. In questo si dimostra totale trasparenza e chiarezza da parte delle aziende verso i propri collaboratori.
Nel modulo organizzativo rientra la formazione inerente gli strumenti tecnologici; organizzare il lavoro da remoto; come lavorare per obiettivi; comunicare in maniera efficace a distanza; come coordinare i collaboratori; come delegare attività da remoto.
La parte salute e benessere forma a: come scegliere luoghi di lavoro adeguati, sani e sicuri anche da un punto di vista della normativa sulla salute e sicurezza; gestire il proprio tempo; come prevenire stress, fatica mentale, distrazioni e comportamenti inadeguati; come prendersi cura di sé nelle giornate di lavoro agile e non solo: posture, alimentazione, pause, diritto alla disconnessione.
Cerchiamo attraverso una formazione al lavoro più agile di formare lavoratori e manager a stili di vita e di lavoro più sani. Anche questa è un’opportunità che ci offre lo smartworking.

Cos’è il Lavoro possibile? Tema del tuo primo libro del 2015

Il lavoro possibile è il mio primo libro uscito nel 2015 in cui cerco di spiegare come, a mio avviso, è possibile creare ambienti di lavoro sani e sicuri in cui le persone possano sentirsi bene, appagate e felici.
Filo conduttore di tutto il libro è che il benessere delle persone e il successo e i profitti aziendali possono essere in perfetto equilibrio. Quello che propongo è un metodo progettuale degli spazi di lavoro e organizzativo di persone e attività per raggiungere appunto tale risultato. Oltre alla presentazione del metodo, all’interno del libro sono presenti 9 casi studi di aziende che a mio avviso erano (già nel 2015) sulla buon strada per creare ambienti di lavoro esemplari, da cui trarne aneddoti e farli diventare buone prassi.
Ci sono voluti un paio d’anni di scrittura e tanti incontri piacevoli di imprenditori e lavoratori dai quali ho imparato molto, oltre a diversi viaggi in giro per l’Italia.

Infine leviamoci un dubbio amletico: telelavoro e smart working sono la stessa cosa?

No, non sono la stessa cosa. Sia per come sono normate queste due modalità di lavoro, sia per come si organizzano.
In poche parole, il telelavoro esiste già da parecchi anni e prevede fondamentalmente che il lavoratore operi esclusivamente dal suo domicilio, domicilio che deve essere comunicato al datore di lavoro. Gli orari di lavoro sono vincolati agli orari previsti dal contratto.
Lo smartworking è una modalità di lavoro innovativa che permette all’operatore di scegliere il suo luogo di lavoro ideale, senza doverlo comunicare all’azienda e senza che sia necessariamente casa sua. Il lavoro in smartworking è possibile solo attraverso l’uso di strumenti tecnologici e si caratterizza per forte flessibilità, in modo particolare di orari e appunto luoghi. In smartworking viene lasciata al lavoratore ampia libertà di auto organizzarsi a patto che porti a termine gli obiettivi concordati entro le scadenze previste.

Leggi ancora sullo Smart working gli 8 consigli per lavorare e vivere bene a casa:

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Smart Working e COVID-19 : 8 consigli per lavorare e vivere bene a casa

Boom per lo smart working in quarantena, ma siamo davvero pronti a questo cambiamento? Ecco 8 suggerimenti per gestirci meglio.

C’è stato un prima e dopo Coronavirus. Nella sanità, nell’economia, nella società, per qualsiasi cosa. Uno spartiacque anche nel mondo del lavoro. Fino a poco tempo fa, chi faceva smart working era un’esigua minoranza: 570mila lavoratori, su 23 milioni di occupati in Italia; il 16% nella pubblica amministrazione.

Smart Working

Ma ora tutto è cambiato: lavoriamo da casa, in smart working. Ma noi lavoratori siamo pronti? E come possiamo vivere in equilibrio questa nuova dimensione dove in un unico ambiente dobbiamo unire vita lavorativa e familiare? Il Financial Times ha scritto: «È semplicemente gestibile ma nonostante la meravigliosa retorica sul poter lavorare ovunque ed essere agili, questa crisi ha portato alla luce una serie di sfide inaspettate». I datori di lavoro ad esempio si sono trovati all’improvviso a dover potenziare la fiducia nei confronti dei dipendenti. Ma anche i lavoratori, a loro volta possono dimostrare che la produttività non solo resta invariata ma può anche migliorare.
Per gestire meglio questa nuova sfida abbiamo raccolto otto consigli pratici su come affrontare il lavoro da casa in tempo di Coronavirus.

1. Adattarsi al cambiamento
Il nostro cervello ha bisogno di adattarsi al cambiamento. Prima di tutto dobbiamo essere accoglienti nei nostri confronti, la routine quotidiana è stata stravolta ma prima di rimodularla, dobbiamo essere centrati su questo nuovo status. Fatto questo, dal punto di vista organizzativo, dobbiamo ripristinare delle abitudini.

2. Ripristinare le abitudini
Se è vero che siamo a casa e siamo abituati a vivere l’ambiente casalingo con qualcosa che non ha nulla a che fare con il lavoro, il modo migliore per ripristinare le abitudini è rimettere in pista il concetto di vita settimanale e weekend. Quindi orari e giorni stabiliti da dedicare al lavoro. È vero, se avete figli, non uscirete più di casa per accompagnare i bambini a scuola, ma la cosa più importante è darsi delle regole. Se prima mi alzavo alle 7 tornerò ad alzarmi alle 7 o al massimo alle 7.30 perché questo mi aiuta a ricollegarmi alla mia vita di prima. Se prima facevamo colazione tutti insieme, continuiamo a farlo. Vestiamoci come se dovessimo andare a lavoro. No alla tuta, a meno che non si era già abituati. Dopodiché c’è la gestione del tempo.

3. La gestione del tempo
Quando in casa ci sono dei figli, trovare il proprio spazio per lavorare è sempre complicato. Tanto più se gli spazi sono ridotti. Non importa, dovete trovare un punto in cui ricreare l’ambiente d’ufficio. È fondamentale ritagliarsi spazi e tempi che siano solo individuali. Non tutte le attività vanno condivise con le persone che vivono con noi. Creare spazi con dei confini è necessario per essere efficaci. Se sto facendo qualcosa che ha a che fare con l’ufficio per cui non posso essere interrotto, posso disegnare un cartone di divieto e spiegare ai bambini che quando c’è il cartello appeso, non devono interrompere. Ovviamente, nel frattempo, devo aver organizzato anche il loro tempo. Pure i bambini sono in difficoltà perché vivono la casa diversamente da come l’hanno sempre vissuta, alcuni di loro fanno digital learning e anche in questo caso vanno predisposti gli ambienti.

4.Il senso di comunità
Il caffè alla macchinetta, la battuta con il collega, anche quello più rumoroso. In questi giorni manca quel senso di comunità lavorativa a cui siamo tutti abituati e che abbiamo sempre dato per scontato. Oggi lavoriamo a casa da soli e per chi è senza figli, può vivere questa situazione con grande senso di isolamento. Recuperate questo vuoto fisico con una telefonata, meglio ancora in video in cui veramente vi prendete il caffè con il collega davanti alla webcam. Continuate ad avere momenti di socialità e momenti in cui vi confrontate su questioni di lavoro. Per chi è solo e non riesce a regolare il volume di alcune emozioni come l’angoscia si consiglia di utilizzare tutti gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione: skype, facetime, per sentirsi, videochiamarsi, tornare ad essere importanti, senza la vergogna di chiamare anche persone che non sentite da tempo.

5.Nuove abitudini
Se prima, dopo il lavoro, avevate l’abitudine di andare con i colleghi a fare un aperitivo, organizzate gli aperitivi social. Molti lo stanno già facendo e a una certa ora si vedono tutti online per bere e chiacchierare insieme. Se in casa vi sentite oppressi e soffrite di claustrofobia, dedicate del tempo a qualcosa di terapeutico. Manutenzione della casa, la lettura, la musica aiutano a far sentire meno quel senso di oppressione. Chi ha la fortuna di vivere in una casa con giardino o cortile, scenda di tanto in tanto per prendere una boccata d’aria. Usate i terrazzi condominiali, sempre rispettando le distanze con gli altri condomini, se ce ne sono.

6.La progettualità
È fondamentale ritrovare la propria progettualità. Perché un altro fattore che crea nervosismo in casa in questi giorni è la paura e il disorientamento che stiamo vivendo. Non abbiamo un orizzonte molto chiaro, viviamo giorno per giorno. È un’incertezza che ci toglie il senso di quello che stiamo facendo perché ci manca il senso dell’obiettivo. Ma questo è un meccanismo che toglie il senso a ciò che facciamo, ci toglie energia, propulsione a fare. Per contrastare tutto ciò dobbiamo trovare nuove micce, ad esempio mettere insieme la propria capacità creativa con quella dei colleghi che può diventare un volano positivo di contaminazione. Sono pochissime ad esempio le aziende che avevano introdotto un sistema di smart working prima di questa ondata e al massimo per 1-2 giorni a settimana. Alcune aziende avevano una cultura completamente refrattaria al tema. Datevi degli obiettivi, non solo di risultato ma personali. Valorizzate il vostro talento e trasformate la situazione in un’opportunità.

7. Il rapporto con i dati e l’emergenza
È una questione di igiene mentale: tutte le informazioni che ci arrivano in queste ore e che riguardano il numero di contagi e le vittime vanno a intasare il nostro cervello. Non state in continuazione con il telefono in mano, il nostro cervello è come un computer e stiamo occupando tutta la memoria perché restiamo perennemente collegati a questa notizia. È utile? A cosa ci serve seguire minuto per minuto? Programmiamoci la giornata con delle abitudini sane e decidiamo quante volte al giorno aggiornarci sulla situazione del Paese.

8. I gruppi whatsapp
Se fate parte di gruppi whatsapp, stabilite i momenti delle giornata in cui dedicarvi alla lettura dei messaggi. Altrimenti avrete la sensazione che il vostro tempo non vi appartiene più. Continuare a inserire notizie negative nel vostro cervello mandate da amici, colleghi, conoscenti, parenti, abbassa l’umore e vi rende meno credibili anche agli occhi delle persone che vivono con voi se volete cercare di rassicurarli. È come se doveste fare una camminata in salita e ogni mezz’ora vi attaccate un peso ai piedi da trascinare. Non fatelo. È fondamentale darsi delle regole in modo molto rigido. Scegliete ogni giorno le cose più funzionali e più importanti da fare. Senza pesi.

Se vuoi conoscere le migliori piattaforme per lo smart working leggi i nostri ultimi articoli : https://www.e-makers.it/blog/


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Solidarietà Digitale: simbolo di una nuova Italia

Il progetto del Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione sta combattendo contro l’emergenza COVID-19 per supportare smart working e didattica a distanza.

  • Con “Solidarietà Digitale”, imprese e associazioni hanno messo a disposizione servizi digitali gratuiti.
  • È possibile usufruire gratuitamente di servizi per lo smart working e la connettività fra utenti, ma anche di strumenti di informazione, di istruzione, intrattenimento ed e-learning
  • Multinazionali, startup e associazioni: tutti possono offrire la propria soluzione digitale

Così a inizio marzo il Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione, Paola Pisano, ha esteso a tutto il territorio nazionale l’iniziativa “Solidarietà Digitale”, organizzata con il supporto tecnico di AgID, per ridurre l’impatto sociale ed economico in questa Italia completamente “rossa”, attraverso l’offerta gratuita di soluzioni e servizi innovativi da parte delle imprese.

Per definizione con smart working si intende “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa.”

In questi giorni lo smart working sta rappresentando una valida risposta alle necessità di molte aziende di poter continuare ad essere produttive e utili, seppur con la maggior parte dei propri dipendenti e collaboratori da remoto. Tuttavia il lavoro agile necessita, oltre che di strumenti digitali quali pc, tablet e smartphone, anche di piattaforme, software e risorse preziose di condivisione, utili per portare avanti da remoto tutte le attività aziendali: soprattutto di quelle imprese già proiettate nel vasto universo digitale. Ma purtroppo non tutte le aziende hanno a disposizione questi strumenti per rendere possibile lo smart working.

A questo punto entra in gioco Solidarietà Digitale: imprese e associazioni hanno messo a disposizione servizi gratuiti, al fine di poter dare il proprio contributo attraverso l’innovazione e la digitalizzazione.

Sul sito web sono offerti numerosi servizi di varia utilità, senza dimenticare piattaforme di gaming ed intrattenimento per i più giovani.

Noi di e-makers abbiamo aderito all’iniziativa Solidarietà Digitale, e abbiamo rilasciato delle guide semplici e utili sugli strumenti per la didattica a distanza. Eccole nei nostri ultimi due articoli:

Lo scopo dell’iniziativa è migliorare la vita di tutte le persone che stanno subendo un mutamento della propria quotidianità. Con i tool e i servizi a disposizione è possibile:

  • utilizzare piattaforme di smart working avanzate per pianificare il lavoro da remoto, condividere documenti e dati ed organizzare meeting
  • informarsi, senza uscire di casa, direttamente sul proprio smartphone o tablet attraverso gli abbonamenti digitali gratuiti ad alcune testate giornalistiche nazionali
  • studiare su piattaforme di e-learning, partecipare a lezioni virtuali, condividere materiali utili e gestire lavori di gruppo e verifiche per non rimanere indietro nei rispettivi percorsi di formazione scolastici
  • leggere un libro scegliendo fra le librerie virtuali a disposizione o vedere un film in famiglia su una piattaforma di video streaming on demand
  • usufruire di piani telefonici e di connessione.

Simbolo per una nuova Italia

La Digitalizzazione e l’innovazione possono rappresentare, soprattutto in un momento che sta mettendo a dura prova le vite di tutti e l’intero sistema paese, il simbolo di una nuova Italia, dell’Italia che sarà o che potrà essere nel futuro. Stiamo finalmente valorizzando i metodi tecnologici di condivisione e di connessione; con senso civico, responsabilità e consapevolezza. Dovremo ripartire da qui per essere ancora la nostra Italia unita e bellissima, e per metterci in discussione saltando sul treno della rivoluzione digitale che oggi più che mai porta al futuro.

www.e-makers.it

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Scuola

LA SCUOLA NON SI FERMA: Microsoft Teams e Zoom Cloud Meetings

Tutta Italia in quarantena e scuole chiuse fino al 3 aprile. L’associazione e-makers ha messo online una nuova guida per la didattica da casa.

Italia in piena emergenza Coronavirus: il premier Conte ha esteso ieri sera, lunedì 9 marzo, il divieto di spostamenti a tutta la penisola, portando la chiusura di università e scuole fino al 3 aprile.

Allora noi dell’associazione e-makers, mossi da un ulteriore spirito di responsabilità e solidarietà civica e digitale, abbiamo rilasciato sul nostro sito una nuova guida gratuita e approfondita su due strumenti semplici e fondamentali per la sopravvivenza della didattica e dei rapporti tra docenti, alunni e genitori.

Avevamo già mostrato tre piattaforme da utilizzare per coordinare lo smart work versione scolastica: Google Classroom, Edmodo e Microsoft Teams, tra le piattaforme più diffuse e apprezzate. In questo articolo dedicheremo un approfondimento alla piattaforma Microsoft Teams, che sta riscuotendo un alto indice di gradimento presso tutti i ragazzi e prof che ci hanno voluto ringraziare dopo il download e l’uso della guida.

Seconda novità nell’articolo è Zoom Cloud Meetings, un’altra piattaforma che abbiamo testato e collaudato.

Microsoft Teams

Microsoft Teams è un vero e proprio Hub per il lavoro di gruppo. È un’ app che aiuta a formare un team e a lavorare insieme usando la chat invece dell’e-mail e i canali anziché cartelle di file.

È uno spazio di lavoro per te e il tuo team, in cui modificare i file contemporaneamente e in sicurezza, e monitorare “like”, “menzioni” e “risposte” con un solo tocco. Il tuo Team può personalizzare lo spazio di lavoro con appunti, siti web e app; e dato che è nel cloud tutti possono lavorare insieme ovunque si trovino.

È una soluzione che permette di personalizzare la propria esperienza lavorativa senza togliere produttività al team, anzi permettendo di aggiungere creatività.

Zoom Cloud Meetings

Zoom Cloud Meetings è una piattaforma web per meeting, webinar e collaborazione da remoto.

È una piattaforma ideata e sviluppata per videoconferenze di ogni tipo. Si adatta alla perfezione, dunque, alle esigenze di chi deve realizzare meeting video o fare videoconferenze per la scuola.

Consente la condivisione dello schermo di qualunque dispositivo e mette a disposizione una suite di strumenti collaborativi, utili nel caso di riunioni di lavoro a distanza per le quali è richiesta la condivisione di idee e contributi.

Zoom Cloud Meetings consente di creare una teleconferenza e gestire al meglio il “pubblico”. Per esempio scegliendo di attivare o disattivare il proprio video o quello dei partecipanti; scegliere di attivare o disattivare il microfono dei partecipanti (molto utile se, nel corso di una lezione online, gli alunni si dimostrano particolarmente indisciplinati); condividere lo schermo su Zoom e registrare la videoconferenza, così da poterla rivedere (e far rivedere) ogni volta che si vuole.

Scopri chi siamo e le altre iniziative e-makers: https://www.e-makers.it/

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